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Ministero per i Beni Culturali e Ambientali
Ministry of Enviromental and Cultural Heritage. Italy |
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Soprintendenza per i Beni Ambientali,
Architettonici, Archeologici, Artistici
e Storici del Friuli-Venezia Giulia
Galleria Nazionale d'Arte Antica
Trieste
Palazzo Economo, piazza della Libertà 7,
34170 Trieste (II piano)
Aperta nei giorni feriali
dalle 9,00 alle 13,00.

Restauri '90
Attività del Laboratorio di restauro di Trieste
della Soprintendenza per i Beni A.A.A.A.S. del Friuli-Venezia Giulia
Catalogo della mostra
Parte prima | Parte seconda
Il Laboratorio di restauro di Trieste riflette la composizione complessa della Soprintendenza, articolata
in tre settori - Beni Architettonici, Archeologici e Storico-Artistici - spesso nettamente distinti, talvolta collegati
in rapporti interdisciplinari.
Così le tre operatrici del Laboratorio devono impegnarsi di volta in volta nella presentazione estetica
della decorazione a tempera in un importante palazzo ottocentesco, o nella conservazione dell'intero corredo funebre
proveniente da una tomba longobarda o celtica, o nel recupero di pale d'altare, di antichi oggetti d'uso domestico
o di funzione liturgica e così via.
L'esperienza multiforme, acquisita sul campo negli anni, ha accresciuto le conoscenze e reso le restauratrici pronte
ad affrontare sempre nuove operazioni, con conseguente aggiornamento su tecniche d'esecuzione e su metodi di restauro.
Nell'ambito della XIII Settimana, si è ritenuto interessante presentare una selezione tra i più pregevoli
dipinti ad olio (prevalentemente su tela, ma anche su tavola e su carta) restaurati negli anni '90. Sono tutti
dipinti di istituti pubblici, di enti museali, di chiese, a cui la Soprintendenza offre la collaborazione qualora
il valore di un'opera e il suo stato di conservazione ne rendano necessario il restauro e non sia possibile reperire
in breve i fondi necessari. Tra i dipinti esposti, alcuni richiedevano una leggera pulitura, altri, rovinati da
gravi fattori di degrado e appesantiti da vecchie ridipinture alterate, esigevano un'intervento più impegnativo.
Talvolta tramite il restauro è stato possibile acquisire maggiori conoscenze, ai fini dell'attribuzione
ad un autore o a un ambito artistico oppure per una più precisa interpretazione iconografica.
La breve esposizione si inserisce nel percorso espositivo della Galleria, snodandosi parallelamente nei secoli,
dal Cinquecento all' Ottocento e offrendo suggerimenti per significativi confronti.
Si inizia con due preziose tavolette fiamminghe del primo Cinquecento. Tratte da uno smembrato trittico, le tavolette
rappresentano rispettivamente Davide e i portatori d'acqua
e Ester e Assuero, due scene che possono essere interpretate come prefigurazioni
bibliche dell'Adorazione dei Magi, come aveva già dedotto Guglielmo Coronini Cronberg (secondo le sue note
manoscritte).
E
quindi una Adorazione dei Magi doveva costituire la tavola centrale, a cui le due tavolette facevano ala,
fungendo da portelle (dipinte, appunto, recto e verso).
Le tavolette presentano ora la netta forma di rettangoli, ma in origine potevano concludersi superiormente con
una cimasa dal profilo curvilineo, come la tavola centrale: a trittico chiuso,
pertanto, le due portelle dovevano coincidere complessivamente con la tavola centrale, mostrando le immagini dipinte
sul verso. E queste due immagini raffigurano rispettivamente S. Eligio di Noyon e S. Gertrude di Nivelles.
Per chiarire ed illustrare tale ipotesi di lavoro, si propone un'ideale ricomposizione del trittico.
Le due scene conquistano l'ammirazione per la straordinaria capacità miniaturistica dell'artista che, sulla
base di una composizione saldamente impostata, realizza una pittura in punta di pennello, dalla ricca e variegata
gamma cromatica.
Il verso delle tavolette presenta una composizione semplificata, cui si accorda una più sobria ricerca cromatica:
la figura del Santo e quella della Santa campeggiano diritte sullo sfondo di un muro che, a trittico chiuso, sembra
ricomporsi nella sua continuità austera, memore di silenzi e preghiere: la presenza del muro allude presumibilmente
ai monasteri che furono di fondamentale importanza nella vita dell'uno e dell'altra.
L'importanza del restauro, e in particolare della pulitura dalle vernici fortemente ossidate, si rivela notevole
anche ai fini dell'interpretazione iconografica: sulla figura della Santa, infatti, si sono evidenziati i topi
che risalgono lungo le sue vesti, attributi tradizionali dell'immagine di S. Gertrude di Nivelles, che altrimenti
sarebbe apparsa semplicemente come una non meglio identificata Santa monaca.
Una nuova Annunciazione si aggiunge al corpus del manierista bolognese Prospero
Fontana. Firmato e datato (1581), il dipinto ha rivelato, durante la pulitura, insospettate raffinatezze: l'impianto
prospettico si arricchisce di nuova profondità per effetto della "scoperta" del pavimento in marmi
policromi e le figure, soprattutto l'Angelo, sono vivificate da nuove vibrazioni di luce e colore.
Introduce i due secoli successivi una tela di Alessandro Magnasco. Stravaganti
figure - un pirata, un personaggio esotico dalla lunga pipa, un imbonitore con scimmietta - popolano le cavità di imprecisate rovine, tra cui si ammassano cannoni, armi, corazze, tamburi, timpani e altro ancora.
Già Guglielmo Coronini Cronberg (nelle sue note) attribuiva il dipinto al Magnasco. L'alta qualità
si è rivelata pienamente in seguito alla pulitura, che ha liberato la tela dallo spesso strato di vernice
ossidata: dalla monocorde gamma di bruni virati al giallo, è emerso il contrasto - consueto nel pittore
genovese - tra le tinte cupe degli anfratti oscuri e dei personaggi torvi e l'azzurro luminoso del cielo. La sicurezza
del segno vivace e spesso allusivo e la fantasia inventiva, memore delle incisioni del Callot, suggeriscono un
periodo di esecuzione di piena maturità.
Al corpus del secentesco pittore-canonico di Aquileia Cosattini si può ora aggiungere una nuova Madonna con Bambino. Rispetto all'ampia fama che godette in vita, la critica
successiva smorzò gli entusiasmi: "mediocre seguace del Padovanino" viene sinteticamente definito
(G. Bergamini, 1984).
Anche in quest'opera è evidente una certa sommarietà dell'insieme (cui contribuiscono i danni dovuti
alla pioggia che ha dilavato la tela) in contrasto con la sensibilità affettuosa espressa nella resa dei
volti: caratteristica abbastanza consueta nelle opere conosciute del pittore, tutte di soggetto sacro.
Attribuite da Guglielmo Coronini Cronberg (nelle sue note) ad Antonio Joli, le due Vedute
di Napoli con corteo regale sono complementari: una veduta comprende il Vesuvio e Castel dell'Ovo, l'altra
la collina di Posillipo; l'una prosegue nell'altra, con il ritmo solenne del corteo regale che si snoda sul lungomare
tra ali di popolo e di militari.
Notevole è il recupero della freschezza descrittiva e della luminosità cromatica, attuato tramite
la pulitura e l'eliminazione di vecchie vernici fortemente ossidate: dai toni giallo-grigiastri imperanti sulle
tele, che bloccavano il segno e occultavano il delicato variare di tonalità azzurrine e di tocchi più
caldi, bruni, rossi e rosati, è emerso un impianto scenografico più credibile (nonostante le approssimazioni
prospettiche) mosso da leggere vibrazioni cromatiche.
Un raffinato Ritratto femminile è riferibile alla prima metà del
Settecento francese, sulla base della valutazione dell'acconciatura e dell'abbigliamento. La tela ha subito notevoli
danni nel tempo. Originariamente era di forma rettangolare e successivamente fu ridotta in ovale. La fragilità
della tela ha però indotto a riproporre dimensioni e forma originarie, per consentire un più corretto
tensionamento. Le parti irrimediabilmente perdute sono state "ricucite" con un delicato "puntinato".
Conclude il Settecento una raffigurazione intimistica e tenera della Madonna con Bambino nella Adorazione
dei pastori, tradizionalmente attribuita a Scuola emiliana (attribuzione che viene qui ripetuta, mentre è
però in corso uno studio). In primo piano, un pastore dalla possente schiena, porge le sue offerte, costituendo
quasi una quinta teatrale che racchiude la luminosa scena sacra.
L'Ottocento è rappresentato da sei dipinti di Giuseppe Tominz, il maggiore pittore goriziano del secolo,
acclamato ritrattista della media e grande borghesia e dell'aristocrazia di Gorizia e Trieste.
Un gruppo di famiglia, composto da padre madre e figlioletto, La famiglia Brucker,
offre l'occasione al pittore di inventare un sapiente gioco di mani che, ancor più dei volti, esprime il
mondo degli affetti, della forza dei rapporti. Oltre gli schemi del ritratto di rappresentanza il gruppo di famiglia
si presenta quasi come una scenetta familiare in cui ogni personaggio ricopre il suo ruolo, in cui la composizione
ben orchestrata crea "una zona più intima conclusa ed incavata: il nido in cui si inserisce il bambino" (G. Coronini, 1966).
Di particolare interesse è il Ritratto del pittore Lorenzo Gatteri. Abituati
a vedere nel corpus di Tominz ritratti non solo singoli, ma anche di due o più persone imparentate,
ci sembra di scorgere a prima vista un doppio ritratto. E' invece il solo pittore Gatteri che viene raffigurato,
con pennello e tavolozza di fronte a un'opera propria, cui sta dando gli ultimi ritocchi: il ritratto della moglie.
Ma l'evidenza plastica, che Tominz ha voluto conferire al ritratto nel ritratto, è tale da indurre inizialmente
in errore. E forse questo fattore-sorpresa, questo gioco di realtà-finzione è proprio il fine perseguito,
l'effetto ricercato.
Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844), l'ultimo pittore di ispirazione settecentesca,
viene ritratto dal più giovane "collega" e amico con l'intensità dei momenti migliori,
quando si creava un rapporto reciproco di conoscenza e simpatia umana tra Tominz e il suo soggetto, quando non
era più il contesto - dell'abbigliamento, degli arredi, dell'ambientazione - a prevalere, denotando il grado
sociale raggiunto, ma la personalità stessa, l'umanità della persona rappresentata. I Civici Musei
di Storia ed Arte di Trieste conservano una miniatura di Andrea de Castro, evidentemente desunta da questo ritratto
o da un ritratto analogo, in cui però l'anziano pittore appare a mezza figura, con un pennello in mano.
In un raro ritratto ad olio su carta (tecnica poco impiegata da Tominz, con evidenti conseguenze di difficile compatibilità tra i due materiali), compare la fresca rappresentazione di Einrich Ritter, efficace
nel rendere l'eleganza e la fierezza del giovinetto.
Al periodo romano e agli studi all'Accademia di San Luca (diretta allora da Antonio Canova) si può far risalire
la Madonna a mezza figura, in cui il disegno di impronta neoclassica e la ricchezza
cromatica del tardo Settecento sono ancora chiaramente presenti.
Infine, un Ritratto di prelato di indubbia capacità descrittiva, in cui
la resa amabile del personaggio raffigurato lo rende vivacemente espressivo.
Uscendo dalla Galleria e affacciandosi al solenne ed elegante scalone d'onore dalle connotazioni neo-elleniche,
si è accolti da tre Maschere di Gianni Russian. Sono dipinti ad acrilico
su tela risalenti al 1957, quando l'artista triestino era ricoverato nell'Ospedale Santorio di Trieste e ideò la decorazione del teatro interno (ora smantellato). Il ciclo comprende una grande scena d'insieme, di ambiente
veneziano, e alcune figure singole su tele trapezoidali: sullo sfondo bianco, le immagini si delineano leggere
e stilizzate, arricchite da qualche tocco di colore.
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dott.ssa Beatrice di Colloredo Toppani |
Soprintendente:
prof. arch. Franco Bocchieri
Direttore dei lavori:
dott.ssa Beatrice di Colloredo Toppani
Restauratrici:
Antonella Crisma
Cristina Gioachin
Luisa Zubelli Quaia
Collaborazione tecnica:
Renzo Lizzi
Fotografie:
Giorgio Nicotera
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