Blog sulla lingua giapponese ed il Giappone e peggio ancora
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Lavorare in Giappone

ovvero VISTI DI LAVORO GIAPPONESI
Professioni e visti, una panoramica sui permessi di lavoro giapponesi
Pubblicato il 20/02/2006 - Aggiornato il 19/01/2008
Indice:
- Specificità del permesso di lavoro
- Il ruolo del garante
- La vita grama di tre mesi in tre mesi degli irregolari
- L'Alien registration card
- Re-entry permit, il permesso di rientro per chi ha già un visa
- Domande frequenti sul lavoro in Giappone (alcuni consigli per cercare lavoro in Giappone)
Molti mi chiedono se e come possono andare in Giappone per fare una esperienza di lavoro, vuoi per vivere in Giappone vuoi per sostenere le spese di una lunga vacanza.
L'argomento è piuttosto ampio.
Dobbiamo partire dando uno sguardo alle leggi giapponesi.
Si deve tenere conto però che quello che esporrò in merito alle leggi giapponesi va preso con molta cautela, perché le regole cambiano nel tempo e perché io potreiuscire ignorare molte cose al riguardo. Non mi assumo quindi responsabilità per eventuali danni o problemi che potrebbero derivare dalle informazioni tratte da questa pagina, anche se mi sono preoccupato di verificare tutto quello che ho scritto per descrivere al meglio la situazione.
Considerate quindi le mie informazioni come una informale panoramica.
Il visto
Il primo problema per chi vuole andare in Giappone e restare oltre i termini del permesso turistico (90 giorni) è il visto, noto come VISA, il visa o la visa.
Si tratta del permesso di soggiorno.
Il sito di riferimento in materia è
http://www.mofa.go.jp/
The Ministry of Foreign Affairs of Japan (MOFA)
Siccome è tutto in inglese, darò qui un succinto elenco dei visti elencati.
Perché dobbiamo cominciare da qui? Per il semplice fatto che non è legale lavorare in Giappone con il visto turistico.
Il visto turistico è un permesso che viene rilasciato all'ingresso in Giappone e permette di stare in Giappone non più di 90 giorni.
Viene rilasciato se si è in possesso di alcuni semplici requisiti, ovvero il biglietto di andata e ritorno e la cittadinanza - e quindi il passaporto - di una nazione che abbia rapporti ed accordi turistici con il Giappone.
Nel caso dell'Italia, vi è un accordo reciproco per il turismo che prevede appunto un soggiorno di 90 giorni, se possedete un diverso passaporto per esempio siete svizzeri, il visto vale 6 mesi.
Il periodo in questione varia a seconda dei paesi, ma in genere è di 90 giorni.
La lista delle nazioni e il periodo del visa turistico si trova qui
http://www.mofa.go.jp/j_info/visit/visa/02.html#a
Quindi riassumendo,
- se arrivi come turista, ottieni un visto all'aeroporto secondo cui puoi stare al massimo 90 giorni in Giappone e non puoi lavorare.
- se vuoi stare per un periodo più lungo, devi ottenere un permesso di soggiorno.
Non tutti i permessi di soggiorno permettono di svolgere attività lavorativa.
Benché in Giappone vi siano numerosi lavoratori irregolari, il Giappone è un isola per cui è difficile sfuggire ai controlli di frontiera, di conseguenza le leggi sull'immigrazione sono applicate con meticolosità.
La chiave quindi per poter lavorare in Giappone è ottenere un permesso di soggiorno, o visto o VISA che dir si voglia, valido per il lavoro. I VISA sono di tanti tipi e per ottenere ciascuno di essi bisogna rispondere a particolari requisiti.
Elenco i VISA con i nomi in inglese perché sia più facile riconoscerli nei documenti e nei siti ufficiali.
La lista aggiornata si trova qui
http://www.mofa.go.jp/j_info/visit/visa/appendix1.html
E un quadro generale si trova qui
http://www.mofa.go.jp/j_info/visit/visa/
1) Visti diplomatici
Diplomatic Visa - Per diplomatici, ovvero se sei un comune mortale che vuole fare una esperienza di lavoro in giappone, è inutile.
Official Visa - come sopra, adetti in missione di stati o enti esteri riconosciuti dal Giappone
Passiamo quindi ai Working Visa, permessi per professionisti di un determinato settore, intendendo per professionisti, laureati con 10 anni di esperienza (scuole comprese), per cui per esempio un laureato in lettere, senza esperienza di lavoro ma con 10 anni di studi (scuola superiore + università) è elegibile per un Visa di insegnante.
Come si calcolino i 10 anni di esperienza però può variare da caso a caso e quindi in merito suggerisco caldamente di contattare l'Ambasciata del Giappone in Italia.
http://www.it.emb-japan.go.jp/
2) visti che permettono di svolgere attività remunerata - Working Visa:
Professor - insegnante di scuole superiori ed univeristà.
Artist - compositore, scultore, fotografo, ecc.
Religious Activities - missionari e religiosi.
Journalist - giornalisti, fotografi annunciatori freelancers, ecc
Investor/Business Manager - uno dei visa più articolati, richiede
che si possegga una ditta solida con una sede e dipendenti in Giappone e molti altri requisiti.
Legal/Accounting Services - avvocato, commercialista, la cui
professionalità necessita di essere riconosciuta in Giappone.
Medical Services - dentisit, medici, attività sanitarie varie, la cui professionalità necessita di esssere riconosciuta in Giappone.
Researcher - ricercatore.
Instructor - insegnante di scuole elementati, inferiori medie e
superiori.
Engineer ingeniere, la cui professionalità necessita di
esssere riconosciuta in Giappone.
Specialist in Humanities/International Services - designer,
interpreti, traduttori, esperti di servizi (pubblicità, pubbliche
relazioni, vendite), addetti della moda, ecc.
Intracompany Transferee - personale di ditte/enti/governi esteri che hanno sedi in Giappone.
Entertainer - ballerini, cantanti, atleti, attori, ecc...
Skilled Labor - specialisti in un determinato campo, come ad esempio orafi, gemmologi, cuochi, viticoltori, allevatori... un visa che prevede una vasta categoria di professioni.
3) Visti temporanei che non consentono di svolgere attività
remunerata:
Transit Visa e Temporary Visitor - si tratta di visti turistici, di validita fino ad un massimo di 15 giorno per il Transit Visa e fino a 90 giorni massimo per il Temporary Visitor.
Si ottengono in aeroporto quando si arriva in Giappone. Il Transit Visa viene rilasciato a chi è in Giappone solo per transito ed è in attesa di imbarcarsi per la sua successiva destinazione, per permettergli un breve soggiorno in una posizione legalmente corretta.
Siccome questi visti vengono inseriti nel passaporto, per legge il turista è tenuto a portarlo sempre con sé.
Per cui in albergo il turista può richiedere e deve ottenere che gli venga restituito subito il passaporto, l'albergo può farne una fotocopia.
Il Temporary Visitor è rinnovabile per ulteriori 90 giorni in casi in cui per forza maggiore non possiate lasciare il Giappone o su discrezione dell'ufficio immigrazione. Per provare ad ottenerlo bisogna recarsi presso l'ufficio di immigrazione più vicino e fare specifica domanda (non occorre quindi uscire dal Giappone). E' una estensione del visto turistico nata per dare più tempo per continuare a visitare il Giappone a chi ha a disposizione 6 mesi di visto come i cittadini svizzeri, austriaci, tedeschi, inglesi ed altri. Costoro pur potendo usufruire di 6 mesi di permanenza, ricevono un visto di tre mesi all'ingresso in Giappone e devono quindi estenderlo se vogliono fermarsi ancora. E' anche comodo per venire incontro a inconvenienti e contrattempi in modo di permettere al turista di non diventare una presenza illegale. Dato che gli accordi tra Italia e Giappone prevedono solo tre mesi di visto turistico, non e' affatto scontato che accettino la vostra domanda. Vi verrà probabilmente chiesto di dare una ragione alla vostra richiesta. Non sono infatti tenuti a rilasciarvelo, anche se in genere lo fanno se messi di fronte a qualche situazione particolare.
E' un beneficio molto comodo e spesso indispensabile per chi ha una emergenza medica o di altro genere o deve sposarsi in Giappone e attende documenti, o per altre necessità di forza maggiore, e si trova troppo a ridosso del novantesimo giorno di permanenza ma desidera restare in Giappone ancora un po'.
Dato che restare in Giappone oltre la scadenza del visa è un crimine molto grave punito con estrema severità, si consiglia di tenere presente questa possibilità, il cui iter, va tenuto presente, potrebbe non andare a buon fine, e fare per tempo la richiesta.
Cultural Activities (1 anno o 6 mesi) - per chi intende approfondire aspetti della cultura giapponese come judo, ikebana, cerimonia del tè, kendo, kimono, scrittura, ecc. Con questo visa ci si può iscrivere ad un corso di specializzazione. Una volta era un facile modo per stare in Giappone, ora è molto difficile da ottenere, a causa abusi compiuti in passato da persone che usavano questo permesso per entrare in Giappone per lavorare. Ora l'ufficio immigrazione ha intensificato i controlli sui requisiti, per cui adesso si richiede di dimostrare l'esperienza passata (per esempio di essere davvero un praticante di judo, occorre qualche diploma, una lettera della vostra associazione sportiva e cose simili).
College Student - studente universitario
Precollege Student - studente di scuola superiore
Nonostante il nome di questi visa sia "Student", questi permessi non sono necessari se intendente frequentare un corso di lingue (o di judo o altro) di durata inferiore a 90 giorni, perché questo rientra nelle possibili attività di un turista. Non servono per studiare in Giappone, ma per risiedere, in qualità di studente (quindi non lavoratore), per oltre 90 giorni.
Per ottenere un visto di studente in Giappone, il corso a cui ci si iscrive deve essere minimo di 20 ore alla settimana. Con un visto "Precollege Student" sono permessi non più di due anni di studio. Poiché le scuole e le università costano e la vita costa, tra i requisiti per ottenere i visti come studente c'è la capacità di mantenersi. Chi voglia ottenere un visto di studente, in sede di domanda dovrà dimostrare di essere in possesso delle risorse economiche per vivere, ad esempio mediante presentazione della dichiarazione dei redditi, deposito presso istituto bancario giapponese, presentazione della busta paga, o dichiarazio della vostra banca, o garanzie di una persona di reddito consistente.
Trainee - visa per coloro che svolgono corsi di studio ed
aggiornamento presso ditte giapponesi.
Dependent - mogli/mariti/figli di persone che hanno un working visa. Occorre dimostrare che l'interessato è davvero mantentuo e che il mantenente ha le risorse necessarie.
Ci sono poi permessi specifici.
4) Specified Visa
Designated Activities - riguarda stranieri coinvolti in attività di scambio, per esempio vacanze scambio (ove riconosciute), avvocati che devono risolvere dispute internazionali, atleti chiamati per qualche gara specifica, specialisti necessari per specifici compiti, stranieri per i quali viga un accoro di reciprocità di scambi culturali (per esempio se hai un passaporto francese, ci sono degli accordi tra Francia e Giappone per cui puoi fare un anno in Giappone e puoi lavorare non più di 20 ore a settimana, lo stesso vale per i canadesi, mentre per gli australiani il periodo massimo sale a 18 mesi).
5) Stato di residenza senza restrizioni di tempo e di attività
Sposo/a o figlio/a di cittadino giapponese
Sposo/a o figlio/a di straniero con permesso illimitato di residenza
Long-Term Resident - rifugiati politici, discendenti di giapponesi,
ecc.
Stranieri designati dal governo.
Cambiare visa da una tipologia all'altra restando in Giappone è possibile, ma raccomando di chiedere alle ambasciate o all'ufficio immigrazione cosa dovete fare se siete in Giappone con un visto e intendete cambiarlo. Circolano molte voci discordanti in merito tra gli italiani, secondo cui non è possibile passare da un visto turistico a un visto di lavoro senza uscire dal Giappone. La cosa non mi e' del tutto chiara perche' le indicazioni dell'immigrazione sottolineano che si debba uscire dal Giappone e attendere di ottenere un visto di lavoro da una ambasciata giapponese. Ma di fatto in diversi casi le cose non sono andate cosi' e conosco chi ha ottenuto il visto di lavoro senza dover uscire dal Giappone. La mia impressione e' che l'immigrazione sia in forza di legge di fare tutte le scelte che ritiene opportune, favorendo o venendo incontro alle situazioni. Per cui raccomando, una volta trovato un lavoro e trovandsi in Giappone come turista, di andare all'immigrazione a chiedere informazioni dettagliate, anche se la pratica in realta' la deve seguire il datore di lavoro. Potrebbe essere necessario effettivamente uscire dal Giappone e aspettare il visto dal consolato o dall'ambasciata giapponese.
Solo che mica dev'essere per forza l'ambasciata del Giappone in Italia. Tanti vanno a Seul, in Corea del Sud che e' a un ora e mezza di volo dal Giappone, il viaggio costa poco, l'alloggio pure e anche la vita, e inoltre Seul e' una citta' vivacissima e interessante. Una volta li' si recano all'ambasciata Giapponese, sbrigano la pratica servendosi dell'inglese e tornano in Giappone col visto, risparmiando cosi' i soldi e il tempo di un volo fino in Italia.
Come si ottiene il visa
Il visa si ottiene se si risponde ad una serie di requisiti e si fa domanda all'ufficio immigrazione o tramite l'ambasciata. Nel caso di visti di lavoro, è l'azienda che vi assume che fa la domanda per il vostro permesso e segue la pratica, analogamente avviene per i visti di studio, è la scuola che se ne occupa, in quanto l'azienda e la scuola svolgono il ruolo di garanti (vedi più sotto in merito). I requisiti sono diversi a seconda del tipo di visa. Per esempio il visto studentesco viene rilasciato se si dimostra l'iscrizione ad una scuola in Giappone, cosa per nulla banale se è pubblica a causa della necessità del riconoscimento dei titoli scolastici italiani, alquanto costosa se privata (per esempio 1 anno di corso di giapponese può anche costare 7.500 euro)
Il visto da studente preso d'esempio, rientra tra i "Visti temporanei che non consentono di svolgere attività remunerata". Da solo non permette di lavorare, lo studente che desidera un lavoro part time (non più di 20 ore a settimana) deve integrare questo visto, una volta in Giappone, con un altro dedicato al lavoro part time. Si può ottenere se la scuola dove ci si è iscritti acconsente e sostiene che un eventuale lavoro non influirà sul rendimento, ovvero bisogna avere una buona media scolastica.
Come si può vedere non ci sono molte strade aperte per stare in Giappone per più di 90 giorni, per lo meno, dipende molto dalle proprie capacità, risorse e studi. Purtroppo non è finita, come vedremo successivamente.
Lo scoglio maggiore per ottenere un working visa, a volte più che trovare un lavoro, può essere dimostare 10 anni di esperienza professionale in un un campo. Questo punto esclude chiunque abbia appena finito le superiori, perché semplicemente non può avere abbastanza anni alle spalle. Per un ventenne, la possibilità di fare una esperienza in Giappone più lunga di 90 giorni è legata a permessi per studio, scambi culturali, vacanze lavoro e simili.
Maggiori sono le possibilità per chi ha qualche anno in più.
In genere senza la laurea è difficile ottenere un lavoro che garantisca il visto, a meno che non si pratichino mestieri molto specifici, come cuoco, musicista, orafo, ecc.
Per esempio se non hai la laurea, ma supponiamo, sei un designer di professione puoi chiedere uno "skilled labor visa". Se hai 27 anni dovresti dimostrare di aver cominciato a 17 anni a lavorare, quindi di aver fatto una scuola di 3 anni dopo le medie + 10 anni di lavoro. Oppure una scuola del tuo settore che possa perciò essere accorpabile come esperienza. Per esempio se hai fatto il liceo d'arte per 5 anni e poi il pittore per 5 o 6 anni, hai una esperienza nel settore di 10 anni. Se invece dopo il liceo d'arte hai cominciato a fare il cuoco, ora a 27 anni avresti circa 8 anni di esperienza come cuoco, insufficienti per ottenere uno skilled visa. Le cose però non sono sempre così lineari (ebbene sì questo era un caso lineare), e questi sono solo esempi per darvi un idea. I criteri esatti per valutare la vostra esperienza sono legati molto spesso a quanta documentazione riuscite a produrre. Diplomi scolastici, ma anche lettere di assunzione e il libretto di lavoro, tutto può contribuire a comporre il mosaico delle vostre attività nei 10 anni precedenti.
Specificità del permesso di lavoro
Un'altra cosa da tenere conto è inoltre che se ottieni un working visa, non puoi metterti a cercare lavori diversi da tuo settore, una volta in Giappone. Se per esempio chiedi un visto e lo ottieni in quanto dimostri che sei un designer, ma poi pensi di guadagnare di più insegnando italiano, non puoi andare a lavorare in una scuola di italiano - e la scuola non potrebbe accettare il tuo visa.
C'è tuttavia chi è meno ligio e queste cose le fa lo stesso, alcuni istituti non guardano al tipo di Visa purché permetta di lavorare, questo accade perché certe scuole hanno carenza di insegnanti.
Tuttavia non è legale e può causare dei problemi al datore di lavoro e l'espulsione dal Giappone al lavoratore.
Per questo motivo nei giornali per stranieri appaiono negli annunci di lavoro, avvisi che dicono "proper visa required" o "proper visa a must", che non vuol significa solo "richiesto un visto di lavoro e non uno turistico" ma anche "visto appropriato al lavoro offerto", per cui offerte di lavoro per ballerini richiedono di avere l'"Entertainer Visa" e non, ad esempio un più semplice (per un italiano laureato in lettere) "Instructor Visa".
Il ruolo del garante
C'è una questione ulteriore da conoscere.
Per avere un visto di lavoro, non basta rispondere ai requisiti di legge (10 anni di studio/professionalità).
Occorre anche un garante, un cittadino giapponese che si prenda la responsabilità di garantirvi un reddito. Questo ruolo nel caso di lavoratori, è coperto dal datore di lavoro, nel caso di scuole, dal preside o chi per lui. In buona sostanza nell'ottica burocratica, è il datore di lavoro/il preside ad invitare il lavoratore/lo studente in Giappone. Ciò rende ulteriormente difficile trovare lavoro, perché implica trovare non solo un posto di lavoro, ma un posto di lavoro dove vi sia chi si impegna per voi. Il vostro futuro datore di lavoro deve utilizzare tempo e soldi, in quanto sarà colui che preparerà parte della documentazione richiesta (per ciò che gli compete) per farvi ottenere un visto. Per esempio se sei cuoco, devi trovare un datore di lavoro che si voglia imbarcare nella costosa burocrazia giapponese per dimostrare che ha veramente bisogno delle tue capacità e che è in grado di pagarti. Ragion per cui molte ditte che hanno bisogno di stranieri (scuole, ristoranti) difficilmente fanno da garanti, preferiscono trovare qualcuno che sia già in possesso dei requisiti, per esempio lavoratori che hanno ottenuto il visto da altre ditte ma che hanno lasciato subito il lavoro (o semplicemente prediligono persone in possesso di visti di residenza).
Ci sono infatti lavoratori che ottengono un visto da una ditta, vanno in Giappone, ma poi decidono di lasciare il posto di lavoro e cercare altri lavori. Costoro, pur avendo lasciato il proprio posto di lavoro, mantengono il visto ottenuto attraverso la ditta per cui lavoravano, fino alla scadenza. Ci sono ditte ben organizzate per fare da garante ed assicurare ai propri lavoratori il visa necessario, in genere si tratta di grosse compagnie o di attività che hanno assoluto bisogno di un lavoratore straniero (tipo un ristorante che cerca un pizzaiolo o una ditta di software che cerca un ingegnere programmatore o un redattore di manuali tecnici).
Notate come ci siano davvero molti ostacoli attorno alla possibilità di lavorare in Giappone.
Non potete lavorare se non avete il visto e non potete avere un visto se non rispondete a certi requisiti voi, e se non avete un cittadino giapponese che fa da garante. Siccome nessun privato giapponese si assume questa responsabilità a meno che non vi desideri come impiegato o non sia vostro parente o non sia davvero un fidato amico con una attività, il garante e il datore di lavoro si identificano spesso nella medesima persona. E questo datore di lavoro dovrà giustificare all'ufficio immigrazione la sua richiesta di assumere un cittadino straniero al posto di un cittadino giapponese, tipicamente una scuola di lingue ha motivo di assumere stranieri, un negozio di scarpe no, vale quindi il principio per cui lo straniero è richiesto per le sue specificità, laddove non sarebbe sostituibile con un impiegato giapponese.
Ma ciò comporta che la rosa dei già pochi posti di lavoro, si restringe ancora, perché tra tutte le ditte che vi potrebbero dare lavoro, non tutte sono disposte a farvi da garante per farvi ottenere il visto. Ma non disperate. Di ditte che si propongono come garante ("sponsor" sui giornali di annunci in inglese) ce ne sono, e ne basta una.
La vita grama di tre mesi in tre mesi degli irregolari
Date tutte queste difficoltà, non mancano, pur nell'ordinato Giappone, molti lavoratori irregolari. Dato che ottenere i visti è molto difficile, molti stranieri vengono in Giappone come turisti, lavorano per esempio 75-80 giorni, per poi uscire dal Giappone prima dei 90 giorni.
Stare più a lungo è una violazione delle leggi sull'immigrazione, cioè un crimine, considerato gravissimo in Giappone e punito con estrema severità, maggiore di quella riservata al furto con scasso. Tanto perché la cosa non venga presa sottogamba, ci tengo a sottolineare che anche la permanenza in Giappone di UN solo giorno oltre i termini del visa, comporta l'incarcerazione per diversi giorni fino all'espulsione, senza la possibilità di mettersi in contatto con nessuno, nemmeno con un avvocato o l'ambasciata, il tutto a proprie spese fino a 60.000 yen - 425 euro - al giorno circa, una ammenda da un minimo di 300.000 yen - 2.140 euro - fino a 3 milioni di yen - 21.400 euro circa. L'espulsione comporta la deportazione forzata fuori dal Giappone e l'interdizione a rientrare in Giappone per 10 anni.
Così i lavoratori irregolari, poco prima della scadenza del visto tornano a casa per un mesetto per poi rientrare nuovamente come turisti. I più arditi vanno semplicemente in Corea sette giorni (costa meno che tornare a casa), suscitando così in genere i maggiori sospetti. Infatti rientrare in Giappone, di volta in volta diventa sempre più difficile, perché dopo due o tre volte l'immigrazione comincia a sospettare che in realtà la persona abbia qualche attività sull'isola e non sia un semplice turista "perenne".
Tuttavia l'immigrazione diventa SUBITO sospettosa se si va in Corea, perché è la metà più vicina dove vanno tutti i lavoratori abusivi per non spendere troppo di volo aereo.
Un mio conoscente italiano che aveva una fidanzata giapponese, ha cominciato ad andare e venire dal Giappone. Non aveva un lavoro in Giappone e quindi non poteva che usare il visto turistico e doveva uscire dal Giappone alla scadenza per poi rientrare ed ottenere un nuovo visto.
In una occasione, anche lui per non pagare sempre la tratta Giappone-Italia, se ne è andato in Corea una settimana in vacanza alla scadenza dei suoi 90 giorni come turista.
Al rientro in Giappone l'immigrazione è stata particolarmente accanita a fargli domande e a controllargli il passaporto. Sospettavano che lui fosse un lavoratore abusivo.
Se pensate di andare incontro ad una situazione simile, raccomando di leggere Rientrare per amore in Giappone dalla Corea.
Avere un/una fidanzato/a giapponese, non è infatti una garanzia legale di alcun tipo per stare in Giappone, anche se ovviamente una telefonata o una lettera del cittadino giapponese può essere d'aiuto a chiarire casi come questi.
Lui disponeva di un biglietto di ritorno per l'Italia (cosa necessaria a tutti i turisti per ottere il permesso di soggiorno turistico) ancora valido e così alla fine lo hanno fatto passare.
Il biglietto di ritorno è essenziale. Se si sta per più di 90 giorni in Giappone con un visto turistico si rischia la deportazione forzata (se si hanno soldi o se l'ambasciata del proprio paese paga il biglietto di ritorno - da rifondere) oppure se non si hanno i soldi, si va in galera in attesa che qualcuno mandi i soldi per il biglietto.
Le autorità aeroportuali italiane poi non accolgono a bordo i viaggiatori che si imbarcano per il Giappone e sono privi di biglietto di ritorno o di un permesso giapponese sul passaporto.
E' quindi possibile entrare in Giappone come turista, cercare un lavoro in nero, tipicamente in un ristorante, oppure facendo lezioni private di lingua, stare 89 giorni o meno e poi uscire dal Giappone per un po'. Ovviamente è una vita da clandestino, pericolosa per le conseguenze legali e penali, con nessuna garanzia di lavoro né sul lavoro. E' tuttavia possibile perché è difficile che l'immigrazione venga a sapere delle attività di tutti.
Io sconsiglio questo genere di strada. Le autorità non sono infatti stupide, al limite sono lente.
C'è comunque chi ha fatto questa vita per molto tempo, addirittura anni, con molta cautela, mettendo da parte soldi per poi tornare nella propria patria con un discreto gruzzolo oppure ha poi regolarizzato la propria posizione in Giappone avendo trovato un lavoro stabile o sposandosi. Ma altri non sono stati altrettanto abili o fortunati ed hanno pagato caro.
Io credo che in alternativa a fare il lavoratore abusivo, sia meglio cercare quelle opportunità di scambi culturali (per esempio lavoro di volontariato in Giappone, in agriturismo, campi archeologici) che offrano se non un reddito decente, quanto meno una sistemazione economica per un anno all'estero. Questa attività potrebbe rispondere al visa "Designated Activities" ma non ne sono sicuro. Su queste attività purtroppo non sono molto informato.
L'Alien registration card
Tutti gli stranieri che stanno in Giappone per più di 90 giorni, sono tenuti a fare domanda per ottenere la propria alien registration card.
La domanda va fatta nei primi 90 giorni di permanenza, presso il comune della città dove vi trovate.
Si tratta di una tessera che funge da carta di identità ed è richiesta in svariate circostanze, come aprire un conto in banca o affittare una casa.
Siccome i giapponesi non sono tenuti ad averla, gli stranieri la chiamano comunemente "Gaijin card" la tessera dello straniero, un po' per brevità e un po' per autoironia.
Per legge lo straniero in possesso dell'Alien registration card è tenuto a portarla sempre con sé ed ad esibirla durante eventuali controlli di polizia. In compenso non è più necessario avere sempre con sé il passaporto, come invece deve fare il turista.
Re-entry permit, il permesso di rientro per chi ha già un visa
Chi risieda in Giappone e sia in possesso di un visto non turistico (quindi lavoratori, studenti, ma anche cittadini residenti, figlio o sposi/e di giapponesi ecc.), ed intende uscire temporaneamente dal Giappone per una vacanza o altro, se vuole mantenere il suo visa è tenuto a richiedere presso l'ufficio immigrazione, il permesso di rientro, o re-entry permit prima di partire.
Chi ignori tale regola, al suo rientro si troverà senza più visa e dovrà nuovamente fare domanda per riottenere il suo permesso e seguire nuovamente tutto l'iter amministrativo.
Il re-entry permit si ottiene presso l'ufficio immigrazione della città in cui risultate residenti sull'Alien registration card (la tessera di identità). La domanda consiste in un modulo da compilare in cui si specificano i propri dati e quelli di viaggio (destinazione, periodo, motivo). Si paga 3000 yen per un singolo rientro o 6000 per un permesso per rientri multipli, per entrare ed uscire più volte, fino alla scadenza del proprio visa. Il permesso multiplo scadrà con il visa di cui siete in possesso.
Bisogna portare con sé il passaporto, l'Alien registration card, e i soldi necessari, 3000 o 6000 a seconda, con cui acquisterete una marca da bollo.
Il re-entry va fatto necessariamente prima di uscire dal Giappone, non è possibile ottenerlo dalle ambasciate o consolati giapponesi all'estero. Eventualmente però, si può ottenere in queste sedi solo una proroga alla scadenza del permesso, nel caso in cui, per cause di forza maggiore come per malattia, sia impossibile rientrare in Giappone nei tempi previsti.
In caso siate già con la valigia davanti allo sportello della vostra compagnia aerea pronti a imbarcarvi e non abbiate fatto il permesso di rientro, rivolgetevi alla polizia o all'immigrazione dell'aeroporto. Nei grandi aeroporti giapponesi è possibile ottenere il permesso in pochi minuti, con i medesimi costi.
Domande frequenti sul lavoro in Giappone
Non so il giapponese ma me la cavo con l'inglese.
Posso trovare lavoro in Giappone?
L'inglese in Giappone serve per una svariata quantità di cose, laddove ci sia una scritta una indicazione, un modulo, un menù o un giornale che non siano in giapponese, è in inglese. E' facile incontrare stranieri in Giappone da anni, che sono molto pratici di problemi di lavoro e non, costoro sono preziose fonti di informazioni, e per comunicare si usa l'inglese. In genere gli stranieri in Giappone conoscono molte piu' cose dei giapponesi in merito alle regole e alle opportunità per gli stranieri, vale sempre la pena scambiare quattro chiacchere con americani, finlandesi, peruviani e neozelandesi e quant'altri quando si vuole saperne di più sul mondo del lavoro e dei diritti e doveri. Inoltre nella lingua giapponese ci sono numerosissime parole prese dall'inglese, per cui io raccomando di conoscere questa lingua. Ma per lavorare potrebbe non essere decisiva, a meno che non siate abbastanza preparati in inglese da insegnarlo. I giapponesi, in genere, non parlano inglese e chi lo sa spesso esita ad affrontare una conversazione in questa lingua, temendo di essere ad un livello troppo scolastico. C'è anche chi lo conosce davvero bene e lo pratica volentieri con gli stranieri, ma non è la norma. Insomma l'inglese in Giappone è molto importante ma non lo ritengo la lingua chiave per lavorare. Per cui è meglio studiare il giapponese. Scritto è certo difficile, ma parlato è possibile per tutti. E' bene cominciare subito (adesso per esempio, perché aspettare?).
Il Giappone è caro? Quanto costano gli affitti a Tokyo?
Il Giappone è meno caro di quanto si creda. Per scoprirne di piu' prova il mio simulatore di massaia giapponese.
Mangiare, vestire e moltissimi generi di suppellettili si trovano a prezzi molto economici e di buona qualità.
Alloggi e trasporti sono costosi, questi ultimi tuttavia sono puntualissimi, anche se purtroppo spesso esageratamente affollati.
Gli affitti sono effettivamente cari, Tokyo in particolare è carissima per esempio una camera di circa 9 - 12 metri quadrati con bagno in comune, cioè fuori in corridoio, e magari con doccia a moneta, non è insolito che parta da circa 400 euro al mese. Trovare un posto decente dove vivere a prezzi accettabili può risultare alquanto impegnativo, senza contare che alla firma del contratto si va incontro a numerose spese e balzelli che possono portare ad un esborso notevole, pari anche a tre o quattro mesi di affitto, a volte perfino sei. Per affittare un appartamento per una lunga permanenza non è affatto insolito che le agenzie chiedano un garante giapponese, una persona stipendiata, o finanziariamente solida, meglio se uomo. Questo garante non è da confondere con il garante necessario per il visto, anche se a volte coincidono. Il garante per la casa è un cittadino giapponese che si assume la responsabilità di pagare il proprietario nel caso, per esempio, che lasciate il Giappone per tornarvene a casa dopo un mese o semplicemente se non pagate.
Alcune agenzie immobiliari non vi considerano nemmeno senza un garante, e alcune agenzie non vi considerano anche con il garante, perché i loro clienti locatori non vogliono stranieri, vuoi per pregiudizi, vuoi per cattive esperienze con stranieri poco riguardosi dei beni altrui e delle regole di convivenza. A causa di questi problemi molti stranieri trovano congeniale alloggiare in cosiddette (non formalmente) "gaijin house", che sono affittacamere o pensioni per brevi, medie o lunghe permanenze e non prevedono salati anticipi (solo moderati o niente del tutto) né un garante di nessun tipo. Di contro in simili posti l'affitto è mediamente un po' più caro di uno spazio di uguali dimensioni e condizioni che sarebbe possibile ottenere con un garante. Inoltre l'intimità è scarsa, dato che non è raro trovare i servizi in comune.
Mi sento di consigliare di non scegliere Tokyo, se si bada molto al portafoglio e si vuole risparmiare sugli affitti. Kyoto, Osaka, Kobe, Nagoya, Hiroshima, Fukuoka, Sapporo e molte altre grandi città del Giappone hanno prezzi meno elevati. Di contro, si tenga conto, che ovviamente una megalopoli come Tokyo (non che le altre città siano piccole) offre di tutto, oltre ad una vita di respiro internazionale, anche le maggiori probabilità statistiche di trovare lavoro, data l'enorme varietà di attività.
C'è qualche lavoro in Giappone che sia possibile svolgere dove non occorra conoscere la lingua?
I lavori ci sono, ma ovviamente la rosa si restringe.
La scelta piu' semplice, tanto che è perfino abusata, è insegnare.
E' possibile insegnare italiano, anche non conoscendo il giapponese.
In molte scuole si deve solo seguire il libro, e parlare esclusivamente in italiano.
In molte altre l'insegnante fa la lezione che più gli aggrada, soprattutto se il proprietario dell'istituto non conosce l'italiano. Quando il proprietario non è in grado di valutare la bontà delle capacità dell'insegnante ne ha un riscontro indiretto dal numero di studenti che lasciano i corsi o che restano.
Inoltre capita che gli studenti siano ben felici se l'insegnante non sa il giapponese, così sono costretti a parlare italiano. Per questo in fondo pagano.
In questo settore non è strettamente necessario avere la laurea, e nemmeno un diploma in materie letterarie. Sia chiaro che mi riferisco alle esigenze del mercato del lavoro, non ai requisiti necessari al permesso di lavoro, dove la laurea ha il suo peso. Molto spesso le scuole si accontentano che siate italiani madrelingua e un visto di lavoro valido (anche come ingegniere) e questo gli basta. Dipende dalla scuola. Certo, diplomi e lauree aiutano, e alle volte gli studenti stessi chiedono che i loro insegnanti siano di buon livello scolastico, ma generalmente accade che dove la gestione della scuola sia giapponese, chi vi assume non è in grado di valutare il vostro livello, e dove la gestione sia italiana, sono immediatamene in grado di valutare il vostro livello.
Quindi più che i diplomi, gioca molto come vi presentate, la cortesia, la bella presenza, il carattere aperto ed espansivo (molto apprezzato in un insegnante ideale), tutto concorre a farvi apprezzare e a qualificarvi. Ciò non significa che tutti gli italiani siano pronti a trasformarsi in insegnanti in Giappone. Insegnare la propria lingua ad uno straniero, mette in luce come ci sia differenza tra parlare italiano perché si è italiani e conoscere davvero la grammatica e riuscire a spiegare moltissime regole e convenzioni che diamo facilmente per scontato o che abbiamo dimenticato.
C'è anche lavoro nella ristorazione, gli onnipresenti ristoranti italiani, come cameriere, mestiere per un cui un minimo di giapponese però è necessario, o come cuoco (ma non ci si improvvisa qui). I pasticceri e i pizzaioli trovano facilmente sistemazione.
Data la forte concorrenza tra locali che offrono prodotti italiani o presunti tali, la presenza di un volto occidentale o di un vero italiano, può aiutare il proprietario a convincere i clienti che il locale offra prodotti autenticamente italiani. Così molti proprietari accolgono nello staff camerieri italiani o stranieri in genere, seppure alle prime esperienze, per avvantaggiarsi di questa immagine. Se poi uno ha davvero esperienza nel settore, meglio ancora.
Nei ristoranti italiani inoltre la lingua italiana è un po' più di casa, sia nel menù che nelle ordinazioni e discussioni del personale.
Poi ci sono altre circostanze di lavoro relative ai cibi e prodotti italiani, ma di breve durata, come lavorare alle fiere dove si promuovono prodotti dell'Italia, ma ovviamente è un lavoro temporaneo.
Molto richieste sono poi ballerine e intrattenitrici nei locali notturni. La bella presenza può aiutare, ma la professionalità è raccomandata. La paga in genere è buona, ma le ore di lavoro, spesso lunghe in condizioni difficili, di notte in locali fumosi in compagnia di avventori alticci.
Più affidabili per durata e condizioni di lavoro sono i mestieri specialistici in particolari settori, come per esempio nella produzione di software, meccanica, industrie alimentari. In settori industriali avanzati, l'inglese è sufficiente per lavorare. Qualcuno trova spazio nelle televisioni o nei parchi giochi facendo l'intrattenitore. La carriera televisiva è possibile ma altalenante. Non avrete la garanzia di lavorare con costanza, ma può rivelarsi una buona strada, occorre molta perseveranza e un altro impiego per sfamarsi quando il lavoro dagli studi non arriva.
Anche la carriera nella pubblicità è una strada (modelli per pubblicità), a detta di chi la pratica però anche questo non è un impiego costante.
Trovano spazio poi in Giappone anche musicisti, cantanti, scultori, artisti in genere.
Ci sono poi occidentali che in Giappone scoprono lavori curiosi, come quelli che vestiti da preti, praticano cerimonie di nozze e anche funerali in stile occidentale (questi finti preti, detto per inciso, non sposano civilmente nessuno, la cerimonia in Giappone è slegata dal matrimonio in quanto non esiste il concordato tra stato e chiesa. Ragion per cui anche un vero prete, o un pastore, o un monaco shintoista in Giappone non ha l'autorità di rendere civile un matrimonio).
La conoscenza del giapponese non è essenziale in lavori del genere, ma certo lo è una buona pronuncia e una buona memoria per imparare la parte. Quindi le strade sono tante, bisogna guardarsi attorno e lanciarsi. Se poi si conosce anche il giapponese ad un livello più che accettabile, le possibilità diventano molte di più.
Come cercare lavoro in Giappone?
Esistono molti modi. Cercando su Internet, cercando tra gli annuncii dei giornali in inglese, andando porta a porta presso le attivita' dove si vorrebbe lavorare, inviando curriculum, rivolgendosi all'ufficio di collocamento o ad uffici di lavoro ed agenzie private. E infine ovviamente conoscenze e passaparola.
Come cercare lavoro in Giappone e cosa cercare, come presentarsi, lo vorrei esaminare in dettaglio, perché c'è tantissimo da dire. A poco a poco sto ampliando questo argomento su questa pagina, introducendo nuove infomazioni, per cui questa sezione si ingrandirà e probabilmente vi dedicherò una pagina.
E' meglio cercare lavoro in Giappone durantre una permanenza come turista o cercare dall'Italia?
E' una domanda a cui non esiste una sola risposta. Entrambe le strade hanno vantaggi e difetti. Io ho sentito numerosissimi pareri in merito e mi sono convinto che per ciascuno sia differente. Cercare lavoro dall'Italia, per esempio attraverso internet per entrare in contatto con ditte ed istituti, è possibile, come lo è andare in Giappone per due mesi e buttarsi a capofitto nella ricerca di un posto. I costi sono molto differenti, nel secondo caso tra viaggio e permanenza, dovrete mettere in conto un discreto ammontare di spese. Di contro però se cercherete direttamente in Giappone, comincerete ad incontrare persone che vi potranno dare informazioni, indirizzi e suggerimenti ed avrete sottomano riviste con annunci e potrete anche telefonare alle ditte e il giorno dopo incontrarvi. Non ultimo fare della preziosissima pratica di giapponese e in generale sarà una interessante esperienza.
La ricerca dall'Italia vi permette di spendere meno, purché siate disposti a prepararvi a compilare lettere in inglese e a intrattenere i rapporti epistolari. Il difetto maggiore che vedo in questa scelta è che si va incontro ad un un muro di silenzio impressionante e un po' sconfortante. Poche ditte vi risponderanno, probabilmente leggeranno il vostro curriculum, ma il riscontro sarà sempre molto ridotto. In secondo luogo molte ditte non vi risponderanno perché semplicemente non hanno dimestichezza con la posta elettronica o con l'inglese, o addirittura molte ditte non le troverete mai su internet perché non hanno un sito o un email funzionante, alcune ditte poi non esistono più ma il sito è ancora visibile. Il fatto che piccole attività non siano molto presenti in rete, non è necessariamente un male, vi restano pur sempre numerose ditte enormi, economicamente solide, molto ben organizzate nei rapporto internazionali, con le quali sarà facile dialogare (sempre che si interessino a voi).
Ovviamente potete anche fare entrambe le cose, cercare lavoro attraverso internet e poi anche sul campo.
E' possibile trovare lavoro presso ditte italiane che operano in Giappone?
E' possibile ma in genere molto difficile. Quasi tutti quelli che ho conosciuto in Giappone si sono rivolti, senza alcun successo, con curriculum e lettere alle ditte che appaiono elencate presso il sito della Camera di Commercio Italiana in Giappone. Devo quindi supporre che queste ditte ricevano numerosissime richieste di lavoro. Per capire se queste società sono davvero quelle a cui puntare bisogna considerare perché queste ditte operano in Giappone. E in genere una semplice risposta è per commerciare prodotti con il Giappone, in genere per rivendere prodotti italiani. Guardate questa lista: in gran parte sono import export e distributori. Ne consegue che queste ditte hanno bisogno di penetrare nel mercato giapponese, sono in Giappone per vendere. Innanzitutto vorranno quindi avere dipendenti che sappiano il Giapponese. E che lo conoscano bene, che siano magari ottimi venditori, affabili e addentro al modo in cui condurre una trattativa con i clienti giapponesi.
Non voglio dire con questo che in una ditta ci sia solo la posizione del venditore, o che, siccome nessuno che io conosca è stato assunto, allora non sia possibile. Voglio evidenziare che forse - anche se vale la pena tentare! - sono società che hanno già personale madrelingua italiano. E che se si vuole essere considerati probabilmente serve una conoscenza del giapponese di buon livello. Perché invece non pensare di contattare anche ditte straniere con sedi in Giappone? Non solo l'Italia infatti ha intense relazioni commerciali con il Sol Levante. In ditte francesi, tedesche, americane o canadesi, forse essere italiani madrelingua è un valore aggiunto - ovviamente non dovete essere incompetenti nella lingua straniera parlata in ditta. Oppure perché non pensare di cercare lavoro presso ditte giapponesi che si occupano di import export con l'Italia? Lì certo il vostro apporto potrebbe essere prezioso. Insomma non andate dove vanno tutti, perché a dividere un tozzo di pane in 10 restano solo poche briciole. Tentate pure con le ditte italiane in Giappone, ma a mio modesto parere, non contateci troppo.
E' vero che in Giappone è difficile trovare lavoro perché i giapponesi sono xenofobi, in altre parole razzisti?
Come in ogni posto nel mondo, l'accoglienza che riceverete dipenderà da molti fattori che influenzano il giudizio (o il pregiudizio, sia positivo che negativo). Possiamo dire che è vero che i Giapponesi sono orgogliosi della loro nazionalità e non lo nascondono, ma questo non fa immediatamente di 120 milioni di persone dei razzisti. Ci sono ditte che non vogliono affatto stranieri, ma le motivazioni che stanno alla base sono le più varie e non necessariamente classificabili come razziste. Giocano nel giudizio di molte ditte, ad esempio, cattive esperienze passate, il timore che uno straniero possa essere un problema ed un peso per tutti a causa delle difficoltà linguistiche, il timore che i metodi di lavoro giapponesi non vadano a genio al lavoratore straniero (poche ferie, tanti straordinari, stipendi bassi alle donne, nessuna tutela dei lavoratori dal fumo, licenziamenti relativamente facili e mille altre cose) con conseguente prospettiva di tensioni tra la dirigenza e il dipendente.
Di contro ci sono anche ditte che hanno un atteggiameno opposto, cercano stranieri perché convinti che siano più creativi o per questione di immagine o perché pensano che l'introduzione di una persona, con una esperienza lavorativa in un altro paese, possa rinfrescare la ditta.
Secondo il mio modesto parere, sostenere che le difficoltà nel trovare lavoro siano in gran parte dovute al cattivo atteggiamento dei giapponesi, è una grossa maschera dietro cui nascondersi. E per altro una simile considerazione è a sua volta in odore di razzismo verso i giapponesi. Il che è abbastanza ingiusto visto come i giapponesi stravedano per gli europei e per gli italiani in particolare. Sgombriamo il campo da questo meschinerie. I giapponesi non sono tenuti a darvi un lavoro. Lo dovete conquistare. Per questo è difficile.
Dove posso trovare le leggi giapponesi sul lavoro?
Le leggi sul lavoro e l'impiego si possono trovare in una buona sintesi inglese presso il sito Japan External Trade Organization, in particolare nella sezione 4, Human Resource Management.
Postato Giovedi 21 Settembre 2006 - 15:22
Mi sono imbattuto per caso in questa pagina cercando notizie sul Gippone.
Posso dire però, anche se non conosco chi scrive, che ci sono le nozioni più utili e chiare al riguardo.Eppure ho cercato tanto...sopratutto sono in italiano.
Come posso fare per contattare colui che ha scritto questo lungo articolo?
Grazie.
Puoi scivermi direttamente all'indirizzo riportato in fondo alle pagine, cyberbanzai@hotmail.com
grazie mille per questa pagina!
il negozio in cui lavoro da 5 anni chiuderà a fine anno e mi è sembrata un'occasione ottima per tnetare di vivere il mio sogno: trasferirmi in Giappone.
onestamente sembra tutto molto difficile, ma non sono una tipa che si demoralizza in fretta, e comunque so di avere delle capacità che possono interessare al Giappone e ai Giapponesi.
grazie davvero per l'aiuto che dai!
^_*
Gloria
grandi notizie davvero. Ma riguardo al fatto di cercare il lavoro in loco non ho capito una cosa, se io vado li con visto turistico e trovo il lavoro da li posso ottenere quello lavorativo e lavorare?
Rispondo a questa domanda come ho scritto nel forum dato che e' indentica.
Io so che non si puo' convertire il visto da turistico in lavorativo stando in Giappone, ma so anche di persone che hanno potuto fare la conversione senza allontanarsi dal paese per cui non ho le idee del tutto chiare su questo punto.
Formalmente nella mente del burocrate giapponese l'iter sarebbe questo: una ditta giapponese ha bisogno di un lavoratore straniero, lo contatta, gli offre un contratto, al che il lavoratore va all'ambascita giapponese del suo paese e chiede il visto di lavoro.
A conti fatti pero' le cose stanno diversamente: una persona desidera un impiego in Giappone e ci va per cercarlo.
Poi quando lo trova, con il contratto in mano si riconduce al caso precedente, ovvero va ad una ambasciata giapponese e chiede il visto di lavoro, stando fuori dal Giappone.
Ma le cose vanno ancora diversamente perche' c'e' anche chi ha ottenuto il visto di lavoro stando in Giappone, convertendo il visto turistico in un visto di lavoro. Io ho conosciuto chi ha ottenuto questo, per cui evidentemente e' possibile, ma formalmente non ho mai trovato riscontro a questo iter super comodo, le informazioni ufficiali dicono sempre di fare tutto tramite le ambasciate giapponesi quindi da fuori dal Giappone, e insistono sempre sul certificato di eleggibilita'
http://www.milano.it.emb-japan.go.jp/page3.htm
Ora quindi non ti so dire quale sia l'iter preciso per ottenere il visto di lavoro, perche' informazioni ufficiali e casi reali discordano.
Quello che ti posso consigliare e' questo. Se vieni qui e trovi lavoro, potresti effettivamente dover uscire dal Giappone per fare la richiesta all'ambascita. Solo che non dev'essere necessariamente l'ambasciata del Giappone in Italia, tanti per risparmiare il viaggio, vanno a Seul, in Corea del Sud che e' a un ora e mezza di volo, il viaggio costa molto molto di un volo Italia Giappone, l'alloggio e la vita a Seul non sono particolarmente cari. Una volta li' si recano all'ambasciata Giapponese, sbrigano la pratica servendosi dell'inglese e passano i giorni di attesa a visitare Seul che merita davvero un viaggio.
Ovviamente bisogna stare bene attenti ai tempi, cioe' informarsi prima su quanto lunga puo' essere la pratica. Seul e' bella ma starci fermo un mese e mezzo puo' essere troppo. In compenso se si sta attenti si spende meno che tornare in Italia, perche' c'e' abbondanza di alloggi a qualsiasi prezzo.
Comunque un po' di soldi rischi di rimetterli lo stesso: se ad esempio inizialmente vai in Giappone come turista, vuol dire che hai in mano un biglietto di andata e ritorno, ritorno che pero' non usi se trovi lavoro e vai in Corea a fare il visto.
Raccomando quindi in caso si trovi lavoro, di valutare con molta attenzione sia i tempi previsti per l'emissione del visto, sia i costi di un nuovo viaggio Italia-Giappone a confronto con l'opzione Corea.
Raccomando di chiedere direttamente dall'immigrazione tutti i dettagli in merito al visto, anche se la pratica del visto la segue il datore di lavoro, informarsi direttamente non fa male.
complimenti x il blog. io ti volevo chiedere una cosa..vorrei trasferirmi in giappone ma non saprei proprio dove.tu dove mi consigli?
Ho una cosa da aggiungere, le spese per il visto sono gratuite! Ci sono solo un sacco di moduli da compilare, e da presentare....la parte + difficile, comunque è dimostrare di avere l'esperienza necessaria.
Inoltre, non è vero che se si va in Corea, si viene subito "sospettati", infatti, come hanno detto anche avvocati giapponesi specializzati in visti e diritto internazionale, una volta si può andare in Corea e tornare, basta al rientro in Giappone, mostrare il biglietto di ritorno per il proprio paese d'origine
Hanno ragione gli avvocati a dire che se si ha il biglietto di ritorno per il proprio paese, non dovrebbero esserci problemi, pero' di fatto le cose vanno diversamente se si ha la sfortuna di incontrare un addetto all'immigrazione che ha qualche sospetto, sospetti che sono alimentati proprio da un breve viaggio in Corea o a Taiwan. Ho conoscenza diretta di casi in cui avere il biglietto di ritorno non ha evitato al viaggiatore un lungo interrogatorio da parte delle autorita' giapponesi. Quindi io raccomando cautela, non a caso ho parlato ampiamente di questo tema in un altro intervento proprio in questo sito.
E' vero che le spese per un visto sono gratuite, produrre tutti i documenti necessari invece puo' comportare qualche spesa, quando parlo di costi quindi si tenga conto che mi riferisco in genere proprio a tutte quelle spese correlate alla produzione degli incartamenti.
Ciao. Prima cosa complimenti per il sito! Veramente esauriente.
Volevo farti una domanda, ma i 10 anni di esperienza servono anche per fare il semplice cameriere?
A luglio mi sarò laureato (spero...) e volevo partire qualche mese, 5/6 almeno per iniziare e però volevo mantenermi lì, hai qualche consiglio?
A tokyo ci sono stato solo una volta per una settimana un paio di anni fa.
Grazie e ciao!!!
Ciao, grazie per i complimenti. Specifichiamo bene, i 10 anni di esperienza sono una condizione necessaria per ottenere il visto di lavoro in Giappone. Fare il cameriere rientra appunto tra i lavori per cui anche chi volesse ottenere un visto di lavoro per fare il cameriere, dovrebbe dimostare una decennale esperienza nel campo. Questo perché le norme sono state pensate per accogliere solo lavoratori specializzati.
Ovviamente dato che i 10 anni sono una condizione per ottenere il visto ma non un'esigenza del mercato del lavoro, se non hai bisogno del visto (o non te ne curi) puoi trovare lavoro come cameriere senza che ti venga chiesta una lunga esperienza. Ovvero se si prescinde dal visto, i 10 anni non sono rilevanti, nel settore della ristorazione vengono impiegate anche persone senza esperienza come in tutto il mondo.
Chi ha la laurea tuttavia può mirare a un visto di lavoro nel suo campo senza avere i 10 anni di esperienza, mi riferisco ad un impiego fisso. Tovare un lavoro e l'iter ottenere il visto richiede diversi mesi.
Non so in cosa ti laurei e dato che intendi stare solo alcuni mesi non so quindi cosa consigliarti: se non ti intendi fermare in Giappone con un impiego fisso legato alla tua laurea, dovrai ricorrere a lavori non regolari. Non so quindi se vai in Giappone come turista, studente o lavoratore, per cui a seconda del tuo status cambia anche lo spettro delle attività che puoi intraprendere. In linea di massima però i lavori che puoi immediatamente trovare sono nell'insegnameto dell'italiano (se sai insegnare inglese tanto meglio!), cosa che puoi svolgere anche privatamente o nella ristorazione.
Sappi che se intraprendi una qualsiasi attività remunerata ma non hai il visto o non hai il visto adatto, la tua posizione diviene di lavoratore irregolare. La punizione è severa (espulsione), ma le probabilità di venire scoperti sono basse, forse il rischio maggiore è quello di venire sfruttati dal datore di lavoro in quanto chi è senza visto si mette in una posizione ricattabile e delicata, non può far valere alcuna pretesa e il rapporto di lavoro è regolato solo su accordi verbali. Se lavori in queste condizioni e qualcosa non ti torna o ti insospettisce (tipicamente vedi che ti vendono promesse), cambia presto posto di lavoro.
Grazie delle spiegazioni! Quindi anche per fare il cameriere (intendo non in nero....) bisogna avere il visto e quindi dimostrare i 10 anni di esperienza.
Mi laureo in architettura, e in questo settore i giappi sono abbastanza più avanti di noi. Vedrò che fare... Appena avrò sostenuto l'esame di laurea inizio a progammare ben bene...
Salve, solo da poco ho trovato questo blog oh! veramente fantastico e messo fra i preferiti. molto esauriente in tutto... volevo porti una domanda, io non sono ne laureato ne diplomato ma da piu' di 10 anni lavoro come Elettricista tutto in regola naturalmente ci sarebbe qualche posibilita' di ottenere un visto di lavoro in giappone?
(prenderlo come elettricista e magari chissa' finire a fare l'insegnante d'italiano per via della madre lingua naturalmente ho letto che ci sono dei rischi) grazie mille
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