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Gita nel Giappone centrale

La cronaca di un breve viaggio alle terme e ai templi della Prefettura di Mie.
Pubblicato il 30/07/2006. Modificato il 14/09/2006

| Sacerdote shintoista nel costume tradizionale da cermionia. |
Prima che il caldo asfissiante dell’estate giapponese arrivasse a bloccare ogni stimolo di uscire di casa, mi si è presentata l’occasione di fare una breve ma interessante gita in due città del Giappone centrale, Ise e Toba, e di andare all’”Onsen”, le terme giapponesi.
La prima meta è stata Ise, nella prefettura di Mie, una città che ospita due zone di templi considerate molto sacre in Giappone ed importanti anche per la loro lunga storia.
La prefettura di Mie, sebbene non sia molto distante da Osaka e da Kyoto, è un luogo largamente ignorato dalla maggior parte dei turisti stranieri, probabilmente uno dei motivi è la mancanza della linea del treno superveloce shinkansen, che rende quindi necessario al visitatore l’impiego di alcuni dei suoi preziosi pochi giorni, per visitare questi luoghi.
Le due zone di templi di Ise sono molto simili, entrambe si trovano all'interno di boschi molto antichi e presentano un numero elevato, circa 200, di costruzioni in legno distribuite nelle aree boschive. Si tratta di edifici che si ispirano nelle forme architettoniche a quella degli antichi magazzini di riso, sollevati da terra e con il tetto in paglia, uno stile semplice caratterizzato da linee rette e assenza di colori.
Nelle due aree, sebbene cambi la distribuzione e il numero degli edifici, vi è un tempio maggiore centrale, la cui caratteristica più saliente è il tetto con decorazioni dorate.
Non si può accedere all’area del tempio, tuttavia si può vedere abbastanza bene il tetto con i suoi vivaci colori.
Uno dei due complessi di templi si trova a due passi dal centro della città e viene chiamato Geku, l'altro invece a 15 minuti di autobus dal centro e viene chiamato Naiku.
Naiku fu fondato circa 2000 anni fa e per secoli fu luogo di pellegrinaggio. Tuttavia i templi sono in legno e quindi soggetti ad una rapida usura nel tempo e non resistono secoli.
Ragion per cui quello che si vede oggi in questi luoghi, come pure in molti altri luoghi storici giapponesi, non sono gli edifici originali, bensì delle ricostruzioni.
Quello che si può vedere oggi riprende le forme degli edifici di 1300 anni fa, quando i giapponesi incominciarono a ricostruire questi templi ogni 20 anni, utilizzando il metodo costruttivo originale, ovvero senza l'uso di chiodi. La ricostruzione avviene riproducendo il tempio con le stesse dimensioni originali, un un area adiacente al tempio precedente, per cui la posizione cambia alternandosi ogni venti anni. L’ultima ricostruzione, la 61ma, risale al 1993 (per approfondire in merito alle cerimonie e alle tradizioni in uso presso questi templi, vedere qui un articolo in inglese)
I due complessi di templi sono tutt’ora luoghi di culto per i giapponesi, che vi si recano per cerimonie e ricorrenze. A Geku si compiono cerimonie in onore degli dei che si curano del cibo, dei vestiti e delle case, a Naiku ha sede il tempio dedicato a Amaterasu-Omikami (colei che illumina il Cielo), dea del sole, divinta' shintoista di primo piano, da cui la famglia imperiale discenderebbe. Si celebrano a Naiku le cerimonie per gli dei protettori della vita, della nazione e della famiglia imperiale.
Per tradizione si visitano entrambi, il che richiede un certo tempo, data l’estensione dei due boschi.
I due luoghi sono molto suggestivi, gli enormi alberi centenari, i ponti in legno che attraversano i fiumi, gli edifici antichi, non molto elevati, nascosti nella foresta, tutto contribuisce a disegnare uno scenario fiabesco. La semplicità dell’architettura, l’assenza, ad esempio, di statue o di grandi scalinate monumentali o di torri, cose che invece abbondano a Kyoto, contribuiscono a dare l’immagine di un culto dimesso e un po’ rurale, idea che però non rede merito all’importanza che hanno questi luoghi, considerati i più sacri del Giappone.
| Un attore vestito da samurai passeggia cercando di risollevare con il suo costume l'atmosfera deprimente e stanca del parco. |
Il mio viaggio è proseguito dal profondamente sacro al più chiassoso profano, il quanto la meta successiva è stata Edo Wonderland, un parco divertimenti a tema, dedicato al periodo Edo, nelle sue manifestazioni più note. Ovvero un parco divertimenti che presentava ninja, samurai, geishe e tutto l’ambientazione dell’antico Giappone classico.
Il parco era decisamente in declino. I visitatori, pur essendo sabato pomeriggio, si contavano sulle dita di una mano, l'atmosfera era avvilente, anche se si poteva vedere lo sforzo di ricostruire, se non l’atmosfera dell’epoca Edo, per lo meno l’atmosfera dei film di samurai.
Tuttavia i pupazzi di samurai sui finti spalti e gli attori vestiti da ninja che giravano nel parco erano patetici e fuori luogo, tristemente senza clienti da intrattenere, e non li salvava la buona cura degli abiti e la recitazione. Sembravano fuori posto come qualcuno che si vesta per carnevale nel periodo sbagliato.
(in alto) Un momento di uno pettacolo teatrale (a sinistra) Uno dei tanti ridicoli pupazzi che costituivano l'arredamento del parco |
Le attrazioni, anche quelle più semplici, non riuscivano a tenere il confronto con quelle di altri parchi giochi, ad esempio sono stato in una casa stregata davvero pessima, oltre essere risibile in sé per sé come tutte le case stregate di tutto il mondo, non era nemmeno scioccamente divertente, mancava infatti il coordinamento tra il passaggio del visitatore e i suoni e le luci, rendendo la visita un inutile perdita di tempo.
| La torre panoramica del parco realizzata con le fattezze di un castello giapponese. |
Più interessante forse il labirinto “dei ninja”, molto esteso, con corridoi che finivano con porte segrete e passaggi inaspettati come nella tradizione ninja, ma un po' usurato dal tempo e prevedibile nella maggior parte dei casi.
Altre attrazioni consistevano in spettacoli e dimostrazioni di acrobazie di ninja su funi e simulazioni di scontri, tiri a segno un po’ costosi (5 tiri, 3,5 euro, per avere il brivido di rischiare di vincere un pupazzo a forma di ninja), una torre panoramica a forma di castello di Azuchi (un edificio celebre per le sue possenti mura costruito nel 1579 vicino a Kyoto da Oda Nobunaga, e distrutto solo tre anni dopo la sua costruzione). Almeno la torre sembrava promettere molto bene, in quanto solenne e maestosa, circondata da un giardino curato. Tuttavia, escluso il panorma davvero bello, di nuovo una delusione: all'interno la torre consisteva in una serie squallidi stanzoni con ricostruzioni in grandezza reale di scene di guerra, avevano un aspetto alquanto abbandonato e poco attraente.
Il parco era davvero patetico e questo era forse una cosa che lo rendeva interessante. Molto gradevoli invece gli spettacoli, brevi rappresentazioni teatrali con attori veri, molto affiatati e simpatici, con bei costumi ed ambientazioni.
Dopo una foto alla ridicola mascotte del parco, un gatto bianco con la capigliatura da samurai, è arrivata finalmente l’ora di fuggire per andare alle terme.
La mascotte del parco in posa samurai-gattesca con i turisti
L'albergo si trovava a Toba, una cittadina famosa per le perle. Era una grande struttura composta da tre edifici, fronte mare, in cima ad una ripida collina, per cui aveva diversi ingressi, tanto che quando alla reception mi hanno detto che eravamo al settimo piano rispetto all’ingresso al livello del mare, mi sono parecchio stupito. Prima destinazione sono stati naturalmente i bagni.
L'ingresso dei bagni con le entrate per donne e uomini
| La zona dove ci si lava prima di immergersi in acqua. |
I bagni giapponesi, quasi sempre di acque termali, sono separati per uomini e donne, consistono in uno spogliatoio molto essenziale in cui si lasciano tutti i vestiti, si va infatti nudi in vasca. Prima di entrare però bisogna lavarsi, ragion per cui nei bagni c’erano una serie di postazioni con seggiolini di fronte a uno specchio ed ad un tubo della doccia, dove ci si lavava, a disposizione anche sapone shampoo e balsamo. Una volta lavati si può entrare in vasca, ce n'erano quattro, di varie fogge, dimensioni e temperature, tre erano all'aperto, di cui una curiosa a forma di enorme paiolo. L'acqua era molto calda e si soffriva a restarci troppo a lungo. C'era anche una sauna, casomai si sentisse di aver bisogno di ancora maggior calore. Io non ho sentito questa forte esigenza di un collasso gratis e mi sono limitato a bollire nelle vasche.
| Lo spogliatoio consisteva in una stanza con delle ceste in cui riporre i vestiti. |
Mentre stavo a cucinarmi sognando assiderati picchi di montagne innevate dove sarebbero state adeguatamente fresche le mie bibite da sorseggiare in compagnia di un pinguino, un tipo in vasca mi ha chiesto da dove venivo e quando gli ho detto che ero italiano ha detto "Ah interessante, allora dobbiamo parlare". Si è avvicinato e mi ha domandato come sono le terme in Italia, poi abbiamo parlato di cucina convenendo come sia necessario un giudizio più aperto possibile in merito alle cucine dei vari paesi, essendo impossibile assegnare la palma del migliore a questa o a quella. Un tipo simpatico. Infine si è offerto di lavarmi la schiena, ma visto che mi ero già lavato e anche lui, non ho saputo come interpretare questa proposta dato che ho sempre considerato il lavaggio del proprio corpo come una cosa un po' personale, e ho rifiutato. Mi ha detto che i giapponesi si lavano la schiena quando sono amici "anche perché è difficile da soli" e lui voleva manifestare la sua cordialità, era in effetti tutto sorrisi complimenti e strette di mano perché avevo discusso con lui in giapponese, cosa di cui non smetteva di complimentarmi, e perché era d’accordo con i miei argomenti.

"L’ingresso ai bagni non e’ consentito a chi porta tatuaggi e agli ubriachi".
I tatuaggi in Giappone non sono largamente apprezzati, sono considerati sinonimo di criminalità.
Spesso nei bagni pubblici non sono ammesse persone che portano tatuaggi.
Finito il bagno, nello spogliatoio ho visto che c'erano a disposizione diverse cose per i clienti, una bilancia, lavandini con asciugacapelli, rasoi, asciugamani, un distributore di té freddo davvero provvidenziale e che mi ha enormemente rinfrancato dato che ero terribilmente accaldato.
Cotto ma rilassato, ho indossato la vestaglia sono andato a cena. Negli alberghi in Giappone non è insolito girare in pantofole e con addosso una vestaglia che si trova in albergo, per cui ogni tanto i giapponesi poco informati trovano normale farlo anche all’estero e capita che escano dalla camera in vestaglia. Al ristorante circa metà delle persone erano in vestaglia e pantofole.
Dopo questa rinfrancante esperienza nelle caldissime vasche giapponesi e una notte di sogni ricchi di ninja e samurai, ho lasciato l'albergo e sono andato al museo della produzione delle perle, su di una isola a pochi metri dalla costa, che si raggiunge con un ponte pedonale.
Il museo e le strutture dell'isola erano moderni e ostentavano ricchezza e lusso. Il museo era molto interessante perché spiegava moltissimi dettagli anche molto tecnici sia delle perle che dell'allevamento e produzione. Si passava poi alle tecniche di produzione di gioielli, mostravano come si selezionano le perle e come si trapanano per farne collane. C'era poi una mostra di gioielli storici, dal periodo greco romano ad oggi, che illustrava come erano state usate ed apprezzate le perle nei secoli.
Poi un edificio a parte era dedicato alla vita del fondatore della produzione delle perle coltivate, Kokichi Mikimoto, che circa un secolo fa scoprì cosa era necessario fare per far produrre le perle sferiche alle ostriche e mise in piedi quella che è ancora una delle maggiori fonti di reddito della zona e un vanto del Giappone. Il museo è stato molto interessante, non mancava ovviamente un negozio in cui comprare perle di tutti i tipi e per tutte le tasche, e anche per per le tasche di pochi, come una stupenda enorme perla perfetta da 250.000 euro.
Dopo questa visita, mi sono diretto verso una diversa isola, questa volta in nave su una imbarcazione turistica estreamente kitch con statue e addobbi che riprendeano motivi marini e personaggi di leggende giapponesi.
La meta però si è rivelata un posto un po’ deprimente, con pochissimo da vedere e negozi fatiscenti. Unica cosa interessante un breve show con un delfino meschino costretto a giocare a palla per guadgnarsi il pesce. Scappato via con la prima nave di ritorno, ho deciso di andare ad un vicino acquario, il Futami Sea Paradise (qui in inglese) dopo un breve viaggio di 10 minuti in autobus.
L'acquario non era molto grande, soprattutto se confrontato con il modernissimo e maestoso acquario di Osaka, ma era ben fatto e si potevano vedere e anche toccare grossi mammiferi, come foche e trichechi. Gli animali erano vivaci e docili ed erano addestrati a fare un breve show per il pubblico.
Anche la sezione dedicata ai pesci era bella, nel complesso una buona selezione di fauna marina. Finita la visita e venuta l’ora di ripartire verso casa, ho cercato disperatamente un posto dove prendere qualcosa da mangiare in treno durante il ritorno, ma ho trovato solo negozi di souvenir. Anzi, palazzi di negozi di souvenir, che comprendevano un po' di tutto, ma nulla di edibile a parte dei dolciumi e biscotti in confezione regalo. Una vera industria, dopo le perle evidentemente.
Dato che non mi nutro di perle ne' di ninnoli e non sono ghiotto di biscotti tradizionali di Toba, ho continuato a cercare disperato, ma solo nella assai modesta stazione ho trovato due anonimi panini al bar, gli ultimi, e infine finalmente un fast food di cucina giapponese, di quelli dove scegli il tuo pasto presso una macchinetta automatica che ti rilascia lo scontrino con il quale vai al banco cucina.
Dopo uno spuntino con un incongruente wrustel alla viennese e te verde, sazio e felice ho finalmente preso il treno di ritorno.
In questo viaggio ho mancato di vedere alcune cose che forse avrò occasione di visitare in seguito, la cosa simpatica è che i luoghi saltati per mancanza di tempo, ricalcano con un certo parallelismo i luoghi toccati nella mia gita, ovvero ho visto un luogo sacro ma ho saltato un celebre antico tempio posto su due grossi scogli in mezzo al mare; sono andato a Edo Wonderland, ma ho saltato un parco divertimenti a tema dedicato alla Spagna, anch’esso, mi hanno riferito, un po’ in declino; sono stato alle terme ma un diverso albergo mi e' stato raccomandaro nella zona; infine ho mancato anche un altro museo dedicato alla vita sul mare, e perfino un diverso acquario.
Forse avrò occasione di tornare per visitare anche questi luoghi o forse no, comunque mi sento di raccomandare a tutti, se avete abbastanza tempo durante un vostro soggiorno in Giappone, questi posti molto interessanti nella prefettura di Mie, le città di Ise e Toba, magari evitando il parco di Edo Wonderland. A meno che non siate particolarmente affascinati dai gatti samurai e dai ninja finti.
Postato Giovedi 21 Settembre 2006 - 16:04
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