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Read I miei colleghi di lavoro giapponesi

pocoserio.png

tre colleghi di lavoro giapponesi

Chi sono e cosa fanno i giapponesi sul lavoro
Pubblicato il 3/09/2006. Modificato il 24/10/2006.

giapponesi che vanno a lavorare
Un posto di lavoro è come una delle isole Galapagos studiate da Darwin, una varietà inaspettata di specie convive in un ambiente chiuso.
Dove ho già usato questa espressione? Ma certo! Quando ho scritto I mei compagni di classe giapponesi.
Questa volta ho uno zoo umano tutto nuovo da descrivervi per cui mettetevi comodi sulla vostra poltrona-da-internet armati di bibite e arachidi (da lanciare alle belve) e cominciamo.

Mi sono sempre chiesto dove vada a nascondersi alle 8 del mattino l'esercito di giapponesi che ogni giorno invade treni e metropolitane. Poiché restano per strada solo vecchi, donne e giovinastri fricchettoni perdigiorno, tutti quei palazzi che vedo in città devono essere brulicanti vita aziendale. Ora che ho trovato lavoro in una ditta giapponese al 100% dagli scarafaggi al tetto, posso dare un resoconto di come passa il tempo il giapponese tipo in azienda. Non parlerò del mio lavoro, che non ha nulla di speciale, come tanti altri si svolge in ufficio e consiste nel fissare un monitor abbastanza a lungo da essere stanco, ma non tanto da diventare cieco, al fine di fare esattamente la stessa cosa il giorno successivo.
Racconterò bensì che tipo di personaggi il destino abbia messo a lavorare gomito a gomito nelle tribolazioni quotidiane fatte di fax, pile di carte e telefonate.

La Sede Il Fantasma
Il mio Collega Buono Il Presidente Anziano e il Fratello
Il mio Presidente Lo studente
La Vittima La Stagista
Il Giovane Pastiglia e Minicucciolo (cani)
Il Vecchio  


La Sede

la sede del mio poto di lavoro

La Sede
Simpatia: modesta
Professionalità: non applicabile
Follia: ne contiene parecchia
Impegno: non applicabile
Qualità della vita: non applicabile
Lingue straniere: non applicabile
Salute: scarsa, urge restauro
Aspettativa di vita: lungo decennale declino
Segni particolari: rifiniture antiche, arredamento usurato. decadenza generale
Frase tipica: la struttura trema quando passano i camion, regalando un intenso brivido da terremoto.

Ovvero quando i luoghi sono protagonisti... la sede della azienda dove lavoro è una palazzina di tre piani, un po’ malconcia, soprattutto un po’ trascurata e vecchio stile, sembra di stare in un ufficio degli anni 50, con gli schedari grigio muffa, sedie spaiate, divanetti assai logori che hanno cambiato colore, cavi elettrici nascosti alla buona sotto la moquette sollevata e mai più sistemati, porte ingiallite, vecchi monitor sfarfallanti e pezzi e reperti di vecchi lavori.
Ma l’anima del luogo è buona e si sente. Innanzitutto la ditta è prospera e questo già è moltissimo, poi le persone sono alla mano e intelligenti. Tuttavia io lavoro al piano di sopra, dove mi sembrano tutti un po’ più matti. Il terribile piano di sopra, meno logoro e imbottito di diversa tecnologia moderna, è gelido d'inverno e infernale d'estate a causa del pessimo isolamento.

Ci sono tantissime finestre, molto grandi, con infissi malandati, questo non aiuta la regolazione della stanza, sembra di stare in una serra d'estate, mentre gli spifferi di freddo fanno gelare d'inverno. L'aria condizionata, sebbene consista in due giganteschi apparecchi industriali, non riesce a tenere testa al calore causato dalla irradiazione solare del tetto, aiutato anche dalle finestre-serra. Ci cuciniamo con temperature da svenimento. Al piano di sotto invece, stanno belli freschi, grazie al nostro piano che li isola, maledetti loro stanno freschi perché io sudo.

Sia il piano di sotto che quello di sopra sono molto ampi, e sono costituiti quasi essenzialmente da una stanza unica, divisa in diverse aree da tavoli, scaffali, mobili e consuetudini. Purtroppo in stanzoni del genere se uno è al telefono, tutti devono ascoltare, e siccome le telefonate non mancano mai, il posto è certo vivace ma un po’ troppo rumoroso. Questo anche è dovuto, oltre alla presenza di personaggi chiassosi, come il Vecchio, al fatto che una parte dello stanzone del piano di sopra è dedicata ad area riunioni: c'è uno salotto con tavolino dal piano in vetro e grossi morbidi divani dove si affonda e secondo me non si sta per niente comodi. Questo angolo viene usato spesso per oceaniche chiaccherate di tre o cinque ore che il presidente fa con amici, conoscenti, invitati, personaggi misterosi che hanno zilioni di ore da perdere. Il bagno è al piano di sotto per cui ogni volta che occorre bisogna farsi le scale e passare in mezzo ai colleghi del piano di sotto che conoscono ormai alla perfezione gli orari di toilette di tutti.

Il mio Collega Buono

il mio collega buono

Il mio Collega Buono
Simpatia: molto buona
Professionalità: discreta
Follia: scarsa
Impegno: buono
Qualità della vita: buona
Lingue straniere: scarso
Salute: buona
Aspettativa di vita: ragionevole
Segni particolari: cicatrice tra i capelli
Frase tipica: "E questo come si fa?"

Il mio Collega Buono, sposato e con due figli, era davvero una persona per bene. Gentile, riflessivo, posato, amichevole, sempre disponibile. Al lavoro si portava sempre una bottiglia da un litro e mezzo di tè verde, e il pranzo nel cestino, che consisteva solitamente in polpette di riso. Con mia sorpresa, aveva una conoscenza scarsissima delle zone circostanti alla città, era come un libro scritto in inchiostro bianco in merito a luoghi o negozi. Ne parlo al passato perché sfortunatamente se n'è andato un mese dopo che ho cominciato a lavorare io per aprire una attività in proprio. Un vero peccato. In compenso è ormai un anno che non manca di scrivermi via mail ogni qualvolta ha bisogno di qualcosa. Certo usa mille salamelecchi, e mi chiede sempre come sto, come sta la mia famiglia, come stanno tutte le mie cellule una ad una e sarebbe capace di chiamarle per nome. Ma poi immancabilmente viene fuori la richiesta di un favore.

Purtroppo infatti il difetto del mio ex collega buono era una certa incompetenza nel suo mestiere. Ma io che pure sono una persona disponibile, lo aiuto sempre. Lui conosce solo il giapponese e in inglese traballa come un tavolo con una gamba mozza e una tarlata. Io non sono eccessivamente portato a scrivere in giapponese, di conseguenza ogni sua email è una sfida all'ultimo ideogramma per scoprire cosa diavolo voglia questa volta.
Epurato il messaggio dai soliti convenevoli ossequiosi, finalmente centro il punto del discorso e mi accanisco a leggere finché non comprendo al meglio la sua nuova richiesta.
La mia fatica è appena a metà, tocca ovviamente risponergli in giapponese e farsi venire il mal di testa a produrre almeno quattro scarne righe che lo possano tirare d'impiccio. Fatto questo ricopio i suoi omaggi sopra e sotto il messaggio, cambiando nomi e circostanze la dove lui si rivolga a me.
Di conseguenza temo che i messaggi che gli mando, siano un po’ stridenti come qualità letteraria. Ecco un esempio di come probabilmente appaiono ai suoi occhi le mie risposte:

Parte presa dai suoi messaggi:

"Caro collega molto buono, come sta? La sua salute è sempre florida? Con la famiglia va tutto bene? Ha ancora quel dolore fastidioso al metacarpo? Mi dispiace che non sono riuscito a scriverle prima. Grazie molte della sua lettera. Sul lavoro tutto bene? Ultimamente è stato molto impegnato? Spero che lei abbia potuto vedere i fuochi artificiali/i cigliegi in fiore/le foglie rosse d'autunno/le illuminazioni natalizie domenica (varia a seconda delle stagioni), erano molto belli/e anche quest'anno."

Da qui incomincia il testo nel mio rozzo giapponese che probabilmente suona così:

"riguardo al problema di stampa. Fai cosi, prendi il coso, ma attento quello giusto.
Lo metti davanti dritto, bene davanti, un po’, abbastanza. Se sembra poco, metti ancora.
Se non basta metti ancora un po’. Deve essere bene. Non deve muovere. ATTENTO! Non deve fare "crack" ma "click". Metti piano. Quando hai finito, controlla. Stampa una pagina.
Forse così va bene. Io uso sempre così e va bene.
Fai anche tu. Se non capisci, scrivimi ancora"

E infine la conclusione:

"Ancora colgo l'occasione per ringraziarla, lei è sempre tanto gentile, mi scriva presto, arrivederci".

Io temo che il collage strida un po’ come stile, ma lui dice che capisce e mi scrive sempre per ringraziarmi ancora. È proprio una brava persona, averne di più di colleghi così! In fondo anche con le sue continue richieste di aiuto, mi incentiva ad usare il giapponese. Peccato però non averlo in sede a gelare/bollire con me, sarebbe più facile spiegargli alcune cose e sarebbe bello anche fare due chiacchere. Ed invece, adesso senza di lui mi tocca vivere con il resto dello zoo.


Il mio Presidente

Il mio Presidente

Il mio Presidente
Simpatia: variabile
Professionalità: sconosciuta
Follia: elevata
Impegno: moderato
Qualità della vita: travagliata
Lingue straniere: nulla
Salute: non incoraggiante
Aspettativa di vita: breve
Segni particolari: tosse ultimo-respiro
Frase tipica: "ma dove hai messo il cervello?!"

Il mio Presidente è l'amministratore responsabile della ditta in cui lavoro. È in realtà un sotto-presidente dato che la sua attività è incorporata in quella del presidente anziano. Il presidente anziano non ha altri presidenti sopra di lui e non risponde quindi a nessuno tranne che a un fratello mezzo scemo e a un prete buddista che lo tiranneggia presentandosi da lui ogni settimana per estorcergli denaro contro il malocchio dei defunti.
Il mio sotto-presidente quindi in teoria non ha l'autorità totale, ma dato che presidente anziano e sotto-presidente hanno competenze molto diverse e la ditta grande e la sotto-ditta convivono in due piani differenti dell'edificio, il mio sotto-presidente ha molta autorità e comanda in maniera autonoma nel suo piano.

Non so se ci avete capito qualcosa, e spero di non confondervi maggiormente dicendo che la sotto-ditta sta al piano di sopra e la ditta grande al piano di sotto.
Purtroppo la situazione è parecchio più intricata, colpa delle scatole cinesi in cui si incastrano e si frammentano le aziende, sia in Giappone che altrove. Ma certe volte credo che siamo davvero al ridicolo da me, dato che almeno tre dei miei colleghi sono a loro volta presidenti, di cosa non ho ben capito, ma hanno tutti un titolo.
Non solo, anche il Fantasma, di cui parlerò più sotto, era presidente a sua volta.
C'è addirittura un quarto presidente, che come autorità è pari al mio sotto-pesidente, il quale compare due volte al mese, si ferma da noi a parlare per non meno di 4 ore fumando e sbevazzando caffè.
Poi riscompare un altro po’, inghiottito dalla megalopoli.

Praticamente sembra che tutti abbiano incarichi e titoli, a parte me ovviamente che non sono presidente. Comunque è chiaro che io rispondo a tutti i presidenti, anche se per me maggior valore ha quello che ordina il mio sotto-presidente
Costui è giovanile, rotondo e pieno di vita, spesso bonario e chiassoso, fuma come una ciminiera di una nave che navighi in salita e tossisce con suono sgradevole e assai inquietante come se fosse per l'ultima volta.
Vorrebbe andare in Italia e ha in mente che io gli faccio da guida per tutta la penisola e si immagina anche allegramente ubriaco durante le soste. Un sogno che non gli permetterò mai di realizzare, non con me per lo meno. È simpatico, ma ha degli eccessi d'ira che non lo fanno candidare come il miglior compagno di viaggio che si possa avere.

Passa molto più tempo fuori che in sede, in genere si vede ogni settimana e mezzo.
Torna con umori molto diversi. A volte è tutto allegro, porta campioni di merci regalategli da un altro presidente nelle sue peregrinazioni da ditta a ditta, cose che talvolta mi regala, soprattutto se si tratta di cibo.
Fino ad oggi ho ricevuto vino, biscotti, zuppa liofilizzata, succhi di verdura dimagranti alla carota dolcificata (roba da voltastomaco) e qualche dolciume.
Ogni tanto poi manda la Vittima a comprare panini e bibite nel vicino fast food e li offre a tutti, spesso offre da bere il caffè in lattina della macchinetta automatica di sotto (il caffe in Giappone si trova in lattina, in genere è un caffè lungo e poco forte).

Altre volte torna con un umore così tetro che di colpo mi sembra che ci sia un eclisse, l'aria si fa spessa di rabbia, il panico incombe, la tensione è fortissima, e immancabilmente la sua ira esplode nel giro di pochi istanti, scatta qualcosa in lui e urla come un dannato, rivelando una bella voce da baritono, sebbene storpiata dai toni livorosi.
Oggetto dei suoi sfoghi è sempre e solo la Vittima, un mio collega che che sembra commetta tutti gli errori del pianeta e anche quelli di pianeti disabitati. In genere la Vittima tenta inizialmente di giustificarsi, ma viene sempre interrotto e schernito, apostrofato con ogni epiteto malvagio possibile in giapponese. Perfino quando si scusa, la furia non si placa, anzi questo è fonte di ulteriore rabbia per il presidente che insiste:

"Ma che 'mi scusi e mi scusì, tu non hai cervello!", incalza "come sarebbe che non sapevi? Male! Stupido! Verifica, controlla, telefona. Lo so come la pensi 'io sono un grande sistemista, sono il numero uno...', scemo, controlla! Io ti conosco a te. Sei come i bambini, ti basta un gelato e sei tutto contento, te non sei mica un adulto!".

Poi passa alle imitazioni lagnose della Vittima nell'atto di scusarsi, segue insulto a voce altissima, poi descrizione di come sia incompetente ed inaffidabile. Poi si arriva alle minacce di punizioni:

"Tu da oggi non prendi stipendio. In due mesi ne prenderai uno solo. Deficiente. E niente riposi. Ti puoi scordare le ferie. Sabato, lavoro. Domenica lavoro. La sera non torni più a casa, ma lavori. Devi svolgere bene il tuoi compiti, imbecille."

La cosa va avanti per ALMENO due ore, in genere tre. A me pare uno spreco di tempo e di risorse. Potrebbe sgridarlo in molto meno tempo e ottenere subito i lavori che desidera finiti. In tutto questo tempo, la vittima sta in piedi e continua ad inchinarsi profondamente, non di rado viene colpita in testa da una sberla del presidente e a quel punto si inghinocchia a capo chino.
Poi finita la sfuriata, la Vittima torna alla sua postazione dove con volto teso lavora silenziosamente fino a sera, quando il presidente, calmatosi, ritorna gioviale e amichevole, mi si avvicina sorridente e inaspettatamente a volte mi mette le mani sulle spalle e mi dice "Allora come va eh? Cosa vuoi, quello fa sempre delle grosse cappelle!". Spesso a sera, quando io esco, Presidente, Vittima e altri colleghi si riuniscono nell’angolo riunioni per mangiare insieme qualche piatto istantaneo che consumano parlando di lavoro.


La Vittima

La Vittima
La Vittima
Simpatia: scarsa
Professionalità: decente
Follia: molto buona
Impegno: intenso
Qualità della vita: ridicola
Lingue straniere: limitato a frasi di circostanza ("thank you").
Salute: preoccupante
Aspettativa di vita: da 500 a 1.800 ceffoni
Segni particolari: insana magrezza
Frase tipica: "thank you"

La Vittima, 43 anni, secco, allampanato, alto 189 cm, non è così incapace o incompetente come sostiene il presidente.
Anche la Vittima è un presidente, anzi sul sito della ditta risulta lui presidente, vai a capire te! Comunque la Vittima, per scelta o necessità o abitudine, di fatto vive in azienda. C'è già quando io arrivo, c'è ancora quando vado via. Ha un rasoio elettrico che tiene attaccato ad una presa di corrente e ogni tanto si fa la barba alla scrivania.
Non so se ha famiglia o meno, di certo passa più tempo in ufficio che altrove. Si occupa della cassa e delle spedizioni postali, e segue anche le pratiche bancarie. Non è troppo amichevole nè troppo antipatico, nel complesso mi pare un tipo abbastanza a posto, una volta sola ha provato a mettermi i piedi in testa - dopo tutto è presidente anche lui - ma l'ho mandato al diavolo e l'ho lasciato a rimuginare un week end su come è meglio comportarsi, e da quella volta non mi ha più dato fastidio. Conviviamo pacificamente, e non abbiamo competenze o compiti in comune per cui per fortuna non ho mai dovuto avere troppo a che fare con lui.

Il Giovane

Il Giovane

Il Giovane
Simpatia: buona
Professionalità: elevata
Follia: moderata in aumento
Impegno: stupefacente
Qualità della vita: in picchiata
Lingue straniere: modesto
Salute: molto buona
Aspettativa di vita: buona
Segni particolari: occhiaie
Frase tipica: "Spero tanto di non disturbarla ma ho qui una proposta per la sua gentile persona...."

Il Giovane, basso e dal visto tondo, è anch'egli sposato con il lavoro. Manco a dirlo, è presidente, anche se non ufficialmente. Ha ruolo di responsabile, e gestisce direttamente i contatti con i clienti. In genere veste molto casual, addirittura lavora in ciabatte di gomma, salvo poi mettersi un completo blu quando deve uscire per andare da clienti.
È un tipo con la testa sulle spalle, molto organizzato, ma non eccessivamente amichevole ed esuberante. Passa tutta la sua giornata in ufficio, anch’egli come la Vittima non deve avere una famiglia e se l’ha avuta, si sono scordati di lui. Mangia piatti pronti liofilizzati alla scrivania, si taglia le unghie in ufficio, e spessissimo la mattina lo trovo a dormire sul divano quando arrivo, sento poi la sua sveglia che suona diverse volte e lui che si rigira tormentato tra le coperte, poi lo vedo alzarsi traballante, con i vestiti del giorno prima e gli occhi semi chiusi, viene da me e mi dice cosa c'è in programma per la giornata, poi trova la forza di uscire, va in un negozio vicino a comprarsi la colazione.
Successivamente passa circa 20 minuti in riunione con la vittima ed altri due colleghi, in genere il Vecchio e Fantasma, quando c'è.


Il Vecchio

Il Vecchio

Il Vecchio
Simpatia: quanto puo' esserlo farsi divorare dalle formiche
Professionalità: dubbia
Follia: totale
Impegno: saltuario con pigrizia
Qualità della vita: discreta
Lingue straniere: zero
Salute: modesta
Aspettativa di vita: breve
Segni particolari: mani lentigginose, voce tonante
Frase tipica: "sembra quasi che si avvicini l'ora in cui io penso di essere sul punto di iniziare ad avviarmi a tornare verso casa..."

Fumatore professionista, il Vecchio si occupa di contabilità e fatture e viene due volte a settimana, martedì e giovedì.
È un amico del presidente anziano e non di rado, quando il prete lo molla, il presidente sale ai piani alti, si stravacca con il Vecchio sui divani e parlano incessantemente fumando dalle 10 del mattino fino alle 14.
Per il Vecchio quindi lavorare passa in secondo piano (privilegi dell'essere anziano?) ma tanto anche se fosse stato impegnato, non avrebbe comunque chiuso quella dannata bocca. Se non è il presidente, il Vecchio riesce a coinvolgere quasi chiunque altro a parlare con lui, non di rado il sotto-presidente e perfino l'indaffarato Giovane. Purtroppo infatti il Vecchio ha questo difetto, è un logorroico chiaccherone inarrestabile e mi è di grave impiccio quando mi devo concentrare sul lavoro. Inoltre, poveraccio, è un po’ sordo e usa un tono di voce squillante e tagliente, sembra amplificato da qualche magia, come se avesse altri 5 piccoli suoi cloni in gola che urlassero in coro ogni sua parola.
Per fortuna finisce presto e se va lasciando un gradevole silenzio. Intorno alle 16 incomincia a passeggiare dicendo "mah, adesso andrò quasi quasi, che ne pensi, vado a casa, vado a piedi, si presto esco, è ora, torno verso casa, ritorno, c'è il treno, fa caldo, fa freddo, sono il figlio di Zorro, a casa tengo un dinosauro, sono alto 3 kilometri, ho un piede di bronzo, tre per due fa ardesia..." insomma non la smette più di delirare, ma almeno si prepara per andarsene.


Il Fantasma

Il Fantasma

Il Fantasma
Simpatia: discreta
Professionalità: sconosciuta
Follia: non valutabile
Impegno: etereo
Qualità della vita: trasparente
Lingue straniere: nessuna
Salute: immisurabile
Aspettativa di vita: infinita
Segni particolari: nessun corpo
Frase tipica: nessuna frase tipica

Il Fantasma è un giovane simpatico e cordiale, tarchiato e muscoloso, che in teoria si dovrebbe occupare di vendite.
Anche il Fantasma è presidente e mi ha mostrato il sito della sua ditta in cui figura in questo ruolo.
Dopo due settimane di lavoro, è scomparso.
Si parla ancora di lui come un membro dello staff, ma... non c'è. Potrebbe essere vestito di vetro oppure è estremamente veloce, o magari ha una densità molecolare assai bassa p


Postato Sabato 23 Settembre 2006 - 07:55

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