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Impronte digitali e foto per chi entra in Giappone

Il Giappone ha reso operativa una legge per prendere le impronte digitali a tutti gli stranieri, turisti o residenti. Ne nasce una polemica.

Dal 20 novembre 2007 chiunque arrivi in un porto o areoporto giapponese, che venga per turismo o sia residente in Giapppone in rientro da un viaggio, dovra' fornire le impronte digitali ed essere fotografato dalle autorita' dell'immigrazione.
Chi sia stato gia' sottoposto a tale procedura una volta, dovra' comunque ripeterla ogni volta che passa la frontiera per entrare in Giappone. L'areoporto intenazionale di Narita (Tokyo) sara' dotato di un dispositivo elettronico per la lettura delle impronte digitali che velocizzera' l'ingresso di chi abbia gia' depositato le impronte presso le autorita'. Chiunque si rifiutera' di farsi fotografare o farsi prendere le impronte, sara' colpito da una severissima ordinanza che prevede il prelievo forzato delle impronte, perquisizione, l'incarcerazione presso il terminal aeroportuale e successiva espulsione dal Giappone. La legge prevede inoltre che gli aerei in volo diretti in Giappone comunichino in anticipo la lista dei passeggeri.

Negli altri aeroporti internazionali tale dispositivo non e' previsto e si prevedono code e lungaggini agli sportelli doganali di ingresso con attese anche di ore, dato che in Giappone giungono oltre 6,7 milioni di turisti ogni anno. Inoltre e' previsto un breve colloquio con l'addetto all'immigrazione sui motivi della visita. A molti residenti in Giappone non sembra molto ortodosso che si chieda ogni volta le impronte digitali e venga fatta una foto e che poi venga loro chiesto il motivo per cui tornano alla loro casa e alla loro famiglia. Infatti il provvedimento riguardera' non solo i turisti, ma anche tutti coloro dotati di permesso di soggiorono valido, come visti di studio, di lavoro o di residenza per legami di parentela e anche ai residenti permanenti di lungo termine , dotati cioe' di Permanent Resident Visa o eijuuken (永住権). Questo va sottolineato perche' molte agenzie di stampa e di seguito i giornali e molte altre fonti di informazioni hanno erroneamente sostenuto che genericamente i residenti in Giappone saranno esentati dalla trafila (ad esempio qui).
L'errore e' nato dalla definizione in inglese della norma (punto 2 qui sotto) e dal fatto che i permessi d residenza giapponesi sono numerosi e articolati. La norma elenca cosi' coloro che saranno esentati:
1. Persons under the age of 16
2. Special status permanent residents
3. Those performing actions which would be performed [sic] by those with a status of residence, “diplomat” or “official government business”
Quindi gli unici esentati sono gli stranieri sotto i 16 anni, personalita' in veste diplomatica o designati dal governo, e coloro dotati di un permesso speciale di residenza (Special status permanent residents) categoria in cui non ricadono i residenti permanenti, ma i cosiddetti Zainichi, ovvero la corposa minoranza di discendenti di coreani e cinesi, persone di fatto naturalizzate giapponesi ma privi tutt'ora della cittadinanza (e per questo coinvolti in una annosa diatriba con il governo giapponese). Pare che tale esenzione sia stata pensata per evitare le proteste che erano montate in seno a queste comunita' quando in passato il Giappone aveva gia' introdotto la schedatura con le impronte digitali degli stranieri e l'aveva abbadonata solo nel 1999.
Questa volta i coreani e i cinesi sono esentati dalla schedatura e si teme quindi che il provvedimento venga applicato senza che si sollevi una sola voce volta a difendere gli stranieri da quello che viene sentito come un abuso.
Gli stranieri di tutto il mondo residenti in Giappone infatti non sono numerosi come i discendenti cinesi e coreani e sono poco uniti a causa delle differenze linguistiche e anche per questo poco informati. Sono comuque oltre 2 milioni, di cui il 40% circa sono residenti permanenti. Tra questi sta montando un certo dissenso.Gli stranieri residenti, informati della nuova legge ritengono discriminante e vessatorio questo provvedimento, e invitano a scrivere alle autorita', a firmare una petizione e a far conoscere questa nuova legge (qui un documento in formato PowerPoint che illustra in inglese i punti della protesta e qui un programma per vedere questo documento). Molti residenti, che risiedono in Giappone anche da oltre 20 anni, si chiedono che senso abbia pretendere da loro ad ogni ritorno da un viaggio le impronte digitali, facendo perdere loro tempo e facendoli sentire non come parte integrante della vita e dell'economia giapponese, quali essi sono dati i loro legami familiari ed economici, ma come ospiti da controllare e potenziali terroristi, il tutto mentre ai giapponesi, unici artefici di attacchi terroristici in Giappone negli anni passati, non viene imposta nemmeno la carta di identita'. Anche chi non e' sfavorevole al provvedimento, chiede almeno che le impronte siano prese una volta sola, magari in anticipo presso le stazioni di polizia, e che ogni areoporto internazionale si doti delle apparecchiature elettroniche adatte a sveltire le procedure. C'e' chi inoltre avanza la questione che la dove le impronte digitali sono prese alla popolazione, i livelli di criminalita' non ne sono influenzati.
Il controllo dei dati inoltre pare non sia completamente nelle mani del governo giapponese. In merito alla conservazione dei dati raccolti, c'e' da segnalare infatti che la gestione delle informazioni personali, le foto e le impronte digitali, e' stata affidata in seguito ad appalto pubblico alla ditta Accenture. Questa ditta pare conservi i dati in un database ospitato in un centro informatico alle Bahamas, fuori dal controllo della amministrazione giapponese. Inoltre pare abbia vinto l'appalto con una offerta particolarmente bassa, cosi' bassa che ha fatto sorgere il dubbio a qualcuno piu' sospettoso che la Accenture non si rifaccia poi rivendendo i dati biometrici al miglior offerente nel vasto e lucroso mercato delle informazioni personali. Non ci e' dato saperlo. Paure fondate o meno, e' certo che a chi vengono prese impronte e foto non ha nessuna garanzia di come e da chi e fino a quando vengano gestiti i propri dati, e certo sapere che non sono affidati direttamente all'amministrazione pubblica giapponese ma ad una multinazionale privata estera, non aiuta a sentirsi sereni.
Amnesty International si e' pronunciata negativamente sulla nuova legge e il suo rappresentante in Giappone, Sonoko Kawakami, teme che un simile provvedimento possa favorire l'opinione che straniero equivalga a terrorista.

C'e' da aggiungere che poi che a distanza di solo un mese dall'entrata in vigore del provvedimento, alcuni media presentano i controlli come una misura contro la criminalita' oltre che contro il terrorismo, motivazione diversa da quella ufficialmente presentata all'inizio, il che induce a pensare quanto effettivamente sia comune associare impronte digitali a criminalita'. Questo non puo' che contribuire a dipinge l'immagine dello straniero in Giappone a tinte fosche. Inoltre se il motivo che si fa strada nella percezione comune per l'introduzione di questi controlli e' la criminalita', a maggior ragione non si comprende l'esclusione dei giapponesi dal controllo, dato che la criminalita' e' un aspetto diffuso tanto tra i giapponesi quanto tra i non giapponesi.
Il provvedimento segue la scia delle misure antiterrorismo introdotte negli Stati Uniti dopo l'undici settembre 2001, ma va oltre con la disposizione che coinvolge i residenti dotati di regolare permesso di soggiorno, che nel caso degli Stati Uniti non sono tenuti a lasciare le impronte digitali al rientro da un viaggio. A causa del fatto che questa nuova disposizione imporra' lunghi e sgradevoli controlli anche ai turisti, si teme che nel settore turistico il Giappone andra' incontro ad una flessione proprio come avvenuto negli USA dopo l'introduzione dei medesimi controlli che ha perso il 10% delle sue visite turistiche contro invece un aumento dell'8% in Europa. Giappone e USA sono in buona compagnia perche' la pratica delle impronte digitali e' alquanto diffusa. La Gran Bretagna si accinge a introdurre nel 2008 simili controlli biometrici a tutti gli stranieri provenienti da paesi non Europei. In Italia dal 2002, se non e' cambiata la legge mentre ero in Giappone, tutti i cittadini extracomunitari residenti sono obbligati a depositate le proprie impronte digitali entro un anno. Inoltre i cittadini italiani che hanno fatto la visita di leva hanno dovuto depositare le impronte. Negli altri paesi le impronte digitali sono obbligatorie per i cittadini nelle carte di identita' del Portogallo, in Belgio sono richieste di tutte e dieci le dita agli stranieri. Corea del Sud e Taiwan sono in vigore leggi sulle impronte digitali prese alla cittadinanza. A mio parere quindi non va stigmatizzato solo il Giappone che pur non avendo buona fama in merito al rapporto con gli stranieri, e queste nuove leggi sembrano confermarlo, e' comunque un paese dove vivono molte persone ospitali e curiose verso gli altri popoli che ritengono distanti dal loro sentire, le imposizioni discriminanti. Una delle vittime di questa legge sono percio' anche i giapponesi stessi e la loro immagine nel mondo, dato per la stragrande maggioranza, non si meritano la fama di essere ostili agli stranieri. Ma e' questa la loro immagine che a causa anche di norme del genere, all fine arriva a diffondersi. Spezzo quindi un lancia in loro favore, ricordando come la legge in questione sia frutto di un governo e di un primo ministro che viveva dell'appoggio politico degli ambienti nazionalisti e non certo una norma approvata a furor di popolo. La questione del terrorismo quindi, alla luce di questo, pare sempre piu' una scusa.
Numerose infatti sono le perplessita' in merito alle motivazioni adottate dal governo in quanto molti si chiedono se questi controlli possano davvero in qualche modo fermare il terrorismo. Il governo giapponese sostiene che la questa nuova legge garantira' la sicurezza dei visitatori stranieri (!), e ha preparato un video informativo in inglese in cui oltre alle informazioni di base appaiono anche stranieri che accolgono con entusiasmo i controlli dato che sono fatti per la sicurezza del paese e quindi anche per la loro.

Ci si chiede se invece queste norme non siano l'espressione e il desiderio delle autorita' di un atteggiamento restrittivo e minaccioso verso gli stranieri, considerati con sospetto e come potenziali fonte di guai. Oltre tutto come gia' accennato gli unici casi di attacco terroristico noti in Giappone sono stati realizzati da giapponesi, come nel famoso attentato nella metropolitana di Tokyo con il gas sarin ad opera di un gruppo religioso estremista giapponese.
Il governo per combattere davvero il terrorismo dovrebbe quindi prendere le impronte digitali a tutti. A dire il vero il governo aveva gia' pensato nei primi anni del 2000 ad una schedatura elettronica per i propri cittadini (al momento i giapponesi non hanno carta di identita'), la famigerata Juki Net che aveva sollevato numerose perplessita' in merito alla privacy, ma la legge venne considerata incostituzionale e respinta nel 2006. Gli stranieri in Giappone tuttavia sono non solo gia' schedati ma anche obbligati ad avere una carta di identita' (Alien registration card), quasi a mostare che per loro la costituzione non vale, e questa nuova legge per le foto e le impronte digitali sembra confermarlo. Si teme inoltre che con le medesime motivazioni della lotta al terrorismo, possano essere introdotte norme ancora piu' rigide e discriminatorie. Gia' fanno discutere ipotesi di documenti e permessi per gli stranieri con piu' breve scadenza e tessere elettroniche.
Infine e' da diversi anni ormai che il governo accetta segnalazioni attraverso siti web da parte di cittadini giapponesi di eventuali stranieri (sospettati di essere) irregolari. O semplicemente da controllare perche' molesti o sospetti. Forse una segnalazione del genere ha portato alla tragica fine di una donna che a Osaka il 16 ottobre 2007 e' morta cadendo dal nono piano del palazzo dove viva. Pare che una segnalazione anonima che diceva che una persona viveva illegalmente in quel palazzo, abbia indotto la polizia a presentarsi alla sua porta per un controllo e che lei, rientrata in casa dicendo di andare a prendere i documenti, si sia invece gettata di sotto. La dinamica della vicenda non e' chiara ma le associazioni umanitarie puntano il dito sul clima di giustizialismo spicciolo e assenza di garanzie che simili iniziative di delazione comportano.
Per concludere con una nota positiva posso dire che per mia personale esperienza in Giappone mi trovo molto bene e non ho mai subito alcuna discriminazione o sopruso, anzi al contrario in quanto straniero sono stato spesso oggetto di attenzioni e cortesie che un giapponese al mio posto non avrebbe avuto. Prendere le impronte digitali a chiunque entri in Giappone non mi pare una bella idea e per questo ho scritto questo articolo che sintetizza un po' la situazione fino ad ora. Tuttavia va anche detto che dalle amministrazioni pubbliche sono sempre stato trattato con cortesia e correttezza. Anzi mi tocca dire che quasi sempre negli uffici pubblici sono stato trattato meglio in Giappone che non in Italia. Ho anche aspettato molto molto meno sia in coda che per ottenere i documenti e ho speso ben poco. Non e' quindi un paese da giudicare negativamente solo per biasimevoli norme fatte da un capo di stato in debito verso qualche xenofoba fazione che lo sosteneva. Di certo non lo facciamo per l'Italia e il Giappone e la sua gente non si meritano diverso trattamento.
Postato Domenica 28 Ottobre 2007 - 13:25
Che tristezza...
Falco C.
Purtroppo non posso fare a meno di pensare male.
Piuttosto mi puoi dire come si comporta la gente comune per strada o nei negozi nei confronti tuoi?
P.S. il blog di debito non serve a niente, gli avevo postato il video dicendo che pareva estratto da una puntata dei simpson e l'ha cancellato....
Dubbioso
Nei miei confronti si sono sempre comportati tutti benissimo, e in media meglio che in altri paesi. In particolare nei negozi c'e' una particolare attenzione per i clienti che manca in Italia e quindi e' il posto dove maggiormente uno si puo' sentire a proprio agio. Per strada, escluso il fatto che si viene scambiati per americani e questo puo' piacere o meno, non ho riscontrato nessun atteggiamento negativo. L'errore e' analogo a quello che avviene da noi dove tutti gli asiatici sono in primo luogo "cinesi" agli occhi degli italiani. I giapponesi, come noi con cinesi e altri asiatici, non riescono a distinguerci. Inoltre gli europei, in proporzione agli americani sono molto meno numerosi, e' abbastanza probabile incontrare un occidentale che sia americano o almeno anglofono (gli eruropei piu' numerosi sono inglesi). Quando ho parlato con qualcuno per strada, ho trovato sempre persone civili e disponibili e spesso desiderose di fare amicizia. Per quanto riguarda la mia esperienza in Giappone, ne ho ricavato l'impressione che l'uomo della strada non covi sentimenti negativi, ma anzi abbia una certa curiosita'. Pregiudizi ce ne sono molti come da noi, abbondano pero' i pregiudizi positivi sugli italiani. Per noi l'immagine tipo dei giapponesi e' di piccoli frustrati robot dalla sessualita' perversa che fanno foto a qualsiasi cosa. La nostra immagine tra loro e' migliore, anche se stereotipata. Mi fanno sempre domande sul calcio o sulle automobili e le moto o sulla cucina, aspettandosi di trovare un tifoso sfegatato o un esperto di gastronomia. Si aspettano anche che sia un cattolico piuttosto acceso e pio. I giapponesi fondamentalmente non disprezzano gli stranieri in quanto tali, ma l'immigrazione povera e ovviamente quella criminale. L'occidentale vive male le regole giapponesi sugli stranieri, ha lasciato il proprio paese dove e' vissuto da cittadino di prima classe e si trova per la prima volta a vivere certi aspetti che colpiscono solo gli immigrati del suo paese. In effetti non e' piacevole essere i soli a dover avere una carta di identita' e dover dare impronte digitali alla frontiera per tornare a casa propria, dove si vive e lavora pagando le tasse e si contribuisce al progresso del paese. In realta' l'occidentale non e' l'obiettivo dei pruriti di controllo giapponese, e' numericamente assai poco rilevante. E' rimasto coinvolto in uno scontro politico e sociale che fronteggia i giapponesi nazionalisti con l'immigrazione povera del mondo. Non e' certo l'occidentale dei paesi ricchi che va in Giappone a fare il commerciante, il docente o l'ingegnere che e' mira delle leggi del governo, bensi' la massa povera che preme anche sul Giappone per trovare lavoro. Il governo ha buon gioco a usare il tema del crimine portato dagli stranieri per introdurre questa o quella legge di controllo, e se le leggi non toccano i giapponesi va tutto bene, come in Belgio o in Italia, dove per le impronte digitali prese agli stranieri gli italiani non si fanno certo commuovere e sentire e non scendono in piazza per i loro diritti umani. Nulla che non accada quindi anche in Europa, dove si fa leva sulla paura e si colpisce chi puo' essere colpito.
come soluzione penso che sia troppo drastica.
comunque anche se io penso che potevano trovare altri metodi per gli stranieri.....
Ciao posso farti una domanda? ma se vengo in giappone come turista devo fare il visto?
L.
Se si arriva come turista, una volta arrivati in Giappone, al controllo del passaporto si viene forniti di un visto turistico della durata di tre mesi. Non e' quindi necessario procurarselo prima. Occorre ovviamente un passaporto valido e possedere il biglietto di ritorno.
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