Blog sulla lingua giapponese ed il Giappone e peggio ancora
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Colleghi giapponesi 4 - Si invecchia insieme

Si cambia ancora! Ditta con nuovi colleghi, questi mi porteranno alla tomba?
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Dopo che ho scritto Colleghi di lavoro giapponesi e Colleghi giapponesi 2 nonche' Colleghi giapponesi 3 la saga sembrava terminata. Tuttavia il fato ovvero una schifosa crisi economica e il destino, ovvero la necessita' di riempire il piatto ogni giorno, mi hanno fatto naufragare come un relitto marcio verso una nuova ditta, GRANDE, piena zeppa di colleghi.
La cosa va meglio a voi che a me: voi potete leggere dei miei nuovi colleghi e io invece devo sopportarli. Allora dato che li sopporto, che li sento gracchiare attorno a me, che li vedo strisciarmi a fianco, tanto vale che la loro presenza mi ricordi qualcosa di buono, non come sono fastidiosi e sgradevoli, ma come sono esagerati e incredibili, come li ho descritti qui. E' la mia ciclopica ultrameschina vendetta squallida e frustrata per la mia agonia di vivere ogni giorno con loro il meglio del mio tempo.
Il turbine tascabile
| Il turbine tascabile |
Si tratta di un omino piccolo e magro, che scoppia di energia, e' una sorta di formica che non dorme mai e trasporta oggetti sproporzionati, lo puoi incontrare per le scale che trasporta un armadio o una stampante da 200 kg a qualsiasi ora del giorno e della notte. Dove non arriva la sua forza fisica usa la tua: come un vero turbine, coinvolge gli altri nel suo vortice di lavoro, per cui se non stai attento a defilarti, ti ritrovi per le scale a trasportare con lui una stampante formato casa mentre ti spinge e ti strattona nella scalata con grida e ordini. Anche quando sta seduto mostra tutta la sua minacciosa potenza. Al telefono di frequente urla: "SI TE LO ASSICURO ADESSO L'ORDINE E' COMPLETOOOO! COSA? NO NO L'ALTRO MASSICCIO ARMADIO GIGANTE E' QUIII!! LO TRASPORTO SUBITO!! C'E' QUI VICINO PROPRIO QUALCHE VOLONTARIOOO FELICE DI SGOBBARE COME UNO SCHIAVO!!!" Quando senti cose simili e' il caso di farsi venire un attacco di epirosi cistica infettiva, qualunque cosa sia, e chiudesi in bagno emettendo strazianti grida di morte. Dalla porta del bagno, su cui hai avuto al premura di appendere un cartello "contagio, non entrare", puoi sentire terrorizzato l'ansimare affaticato di alcuni sfortunati colleghi che sono stati reclutati dal turbine e stanno arrancando per le scale con un ciclopico mobile dal peso di un dinosauro grasso. Spesso il turbine gira per l'ufficio con il metro e misura i mobili e le pareti, perche' sta pensando di ruotare l'arredamento di 180 gradi. Quando non ha bisogno di aiuto prosegue come un ariete verso i suoi obiettivi, a volte lo puoi seguire con lo sguardo mentre con cacciaviti e trapani rimbalza per le stanze come una palla da flipper, ma guardarlo troppo stanca, solo a vederlo mi si indolenziscono i muscoli. Una volta lo abbiamo lasciato la sera da solo in ufficio, il mattino dopo abbiamo trovato nuovi quadri appesi, le scrivanie girate, tende nuove, impianto elettrico messo a norma e una nuova paretina in cartongesso. Se venisse abbandonato su di un isola deserta armato solo di uno strizza-aglio e vestito solo con un una foglia di ibisco, dopo un anno ti spedirebbe un invito all'inaugurazione del suo nuovo hotel sulla spiaggia, tutto in cocco e vetro ricavato dalla sabbia. Non mi stupirebbe: gran parte del canale di Suez lo ha scavato lui. Con una banana. Ci ha impiegato tre ore, poi ne ha mangiata mezza. Poi ha ammucchiato i detriti sulla buccia e li ha portati in Argentina.
Il leccapiedi
| Il leccapiedi |
Se la lingua avesse un nome sarebbe orgogliosa di portare quello del leccapiedi. Il leccapiedi ha saputo mostrare i muscoli in numerose occassioni. Muscoli della lingua si intende. L'occasione piu' ghiotta e salivosa gliela diede il nuovo capetto che venne a vessare le nostre vite miserabili qualche mese orsono. Questo figuro noioso e annoiante era un capetto di quelli che viveva di teoria dell'approccio positivo nei rapporti del personale con il posto di lavoro. Ti spronava con frasi tipo "tu non hai problemi, hai sfide", e ti costringeva a scrivere relazioni in cui dovevi descrivere il tuo atteggiamento emotivo verso l'azienda. Perle di vuotezza e nullita' che stridevano terribilmente con le esigenze di concretezza del lavoro quotidiano. Ogni incontro con lui mi procurava un herpes scaglioso, la pelle mi si staccava come foglie secche e dopo aver consultato due esperti in lebbra, ho concluso che fosse una reazione psicosomatica per la mia avversione verso di lui. Quando dissi questa mia idea al mio medico, non mi credette e allora gli descrissi il capetto. Il medico venne ricoverato d'urgenza e mi privo' del posto letto. Questo capetto ripugnante e indigesto perfino per un santo pazzo, venne avvolto dalla calda lingua del leccapiedi come una mamma che fa il bagnetto profumato ad un bel bimbo. Per quanto mi costi ammetterlo, il leccapiedi aveva davvero una capacita' sovraumana di sopportazione perche' stare solo a pochi metri dal capetto provocava nausee e dolori ventrali. Cio' nonostante il leccapiedi era capace addirittura di andare a pranzo con lui! Quando il capetto di alzava, il leccapiedi si alzava, quando il capetto protestava, il leccapiedi protestava piu' forte, quando il capetto incitava, il leccapiedi incitava di piu', quando il capetto lavorava, il leccapiedi si ammazzava di lavoro, quando il capetto si assentava, il leccapiedi scompariva, quando il capetto organizzava, il leccapiedi lo seguiva come un cane, quando il capetto pensava, il leccapiedi assumeva un'aria pensosa (ma non pensava, ne sono certo), quando il capetto gioiva, il leccapiedi esultava, quando il capetto soffriva, il leccapiedi sembrava venisse torturato con l'acido, quando il capetto sorrideva, il leccapiedi aveva le convulsioni dal ridere, quando il capetto si oscurava, il leccapiedi diventava un funerale, quando il capetto si preoccupava, il leccapiedi era disperato, quando il capetto si rilassava, il leccapiedi dormiva ma soprattutto quando il capetto voleva attenzioni, il leccapiedi era li'. Vivevamo tutti in un mondo di saliva, l'umido ci opprimeva: avevamo un piccolo cactus sul davanzale della finestra, divenne una mostruosa magrovia che dovemmo abbattere con la dinamite e finirla col fuoco. La morbosa alleanza tra i due casi umani, era oggetto di scherno alle cene e nelle pause di lavoro. Poi improvvisamente un giorno, con somma gioia di tutti, molluschi e cervi compresi, il capetto venne trasferito. Scomparso il potere, il leccapiedi si ritiro'. Le cinque tonnelate di saliva in cui navigavamo divennero improvvisamente superflue e furono riassorbite dai pori della pelle del leccapeidi, la sua lingua venne arrotolata e messa a fianco ai tubi degli idranti antincendio. Da allora dovette mirare a obiettivi piu' modesti e meno salivosi. Ora non ci occorre piu' la barca, ci basta uno scopettone e un secchio per asciugare la sua saliva, un montante sul mento e' sufficiente per fargli ritirare la lingua in quel covo cavernoso che ha al posto della bocca. Ma lui sa che un giorno, prima o dopo, arrivera' un nuovo capo a cui si attacchera' come una cozza, per cui lo sentiamo spazzolarsi la lingua e fare orrendi gargarismi per tenersi in forma. Non appena il rumore dei gargarismi lascera' il posto a quello della sua lingua che striscia come un pitone, capiremo che e' tornata la stagione umida. Si accettano donazioni di mezzi anfibi, contattatemi al piu' presto.
Tornasole
| Tornasole |
Un giorno scoprimmo che un nostro collega poteva cambiare colore. Era stato un bell'uomo da giovane, poi arrivato ai 7 anni divenne giapponese. La sua situazione rimase stabile fino ai 39 anni quando subi' la metamorfosi in giapponese nero o afrogiapponese. Era stato un fotomodello per riviste di moda. Aveva una bella collezione di foto fatte per le riviste. Indossava ancora abiti come quelli delle foto, tutta roba firmata, perfino le sue lenti a contatto e il suo temperamatite avevano una firma. Portava sempre occhiali appariscenti, orecchini, stivaletti, cinture cadenti, camicie svolazzanti. Aveva un taglio giovanile e sempre perfetto. Era un uomo assai curato. Se non avesse dovuto subire tre operazioni chirurgiche in due mesi, sarebbe stato perfino sano. Due volte svenne ad una riunione e dopo quella volta per tre volte venne ricoverato per farsi togliere un pezzo del corpo. Cosi' alleggerito torno' a lavorare molto presto. I medici gli dissero che aveva bisogno di riposo, di una bella vacanza e di bere 8 litri di coca-cola al giorno. Cosi' almeno ci parve, perche' passo' dal bere le sue solite quantita' spropositate di te verde a quantita' abominevoli di coca-cola. Si adopero' anche per la vacanza. Scomparve un giorno e ci chiamo' da una piccola isola tropicale, dove, ci disse, faceva tante passeggiate. Non comprendemmo cosa questo volesse dire finche' non torno'. Era un tipo esagerato in tutto e avremmo dovuto prevederlo. Nessuno lo vide ma non ci sono dubbi sul fatto che per sette giorni non fece altro che camminare, la sua fu una passeggiata di una settimana sotto il sole cocente. Si arrosti' talmente tanto che divenne color cioccolato fondente. Gli era stato certo d'aiuto la sua carnagione iniziale olivastra, comunque esagero' nella tintarella tanto che per un momento nessuno lo riconobbe. Il bianco dei suoi occhi splendeva come fari nella notte, la sua pelle sembrava dipinta. In penombra e alla sera era quasi invisibile. Per convincersi che fosse ancora lui e non un clone bruciacchiato di un congolese, gli chiedemmo informazioni che solo lui poteva conoscere, tipo il suo numero di carta di credito o la password del conto bancario. Pur resistendo ai nostri ambigui tentativi di svutargli il conto corrente, ci forni' comunque la prova di essere sempre la stessa persona complessa che era stata prima di partire: litigo' a morte con il leccapiedi per un fatterello di scarsa saliva e si ammalo' di nuovo. In ospedale fu scambiato per un famoso corridore nigeriano e registrato come Oolatunde Apala Udemeobong. Per noi era stato possibile riconoscere il nostro collega sotto la tintarellona, ma i medici non riuscirono a credere alla sua metamorfosi e si industriarono per cercare di contattare la sua famiglia nigeriana a Lagos mentre lo rassicuravano dicendo che un giorno sarebbe potuto tornare a correre. La madre del corridore a Lagos ebbe la notizia che suo figlio era in fin di vita in Giappone mentre stava in uno studio televisivo a registrare una puntata di "Mamme orgogliose" dedicato agli eroi dello sport e venne ripresa mentre piangeva inconsolabile rimproverandosi di non aver saputo frenare l'irrefrenabile voglia di sushi del figlio che lo aveva portato in fin di vita nel lontano oriente. Intanto in Giappone, il confronto tra i pezzi mancanti del corpo del nostro collega con quelli ancora conservati in formalina nell'archivio dell'ospedale infine convinse lo staff medico che si trattava della stessa problematica persona che avevano avuto sotto i ferri poche settimane prima. Fu operato per la quarta volta, gli venne tolto qualcosa di vischioso dall'addome, gli furono proibite coca-cola, viaggi e passeggiate sulla spiaggia, e fu rispedito a casa dove lentamente torno' al suo color oliva originario.
L'allunga strazio
| L'allunga strazio |
Un aspetto straziante della mia vita sono le riunioni di lavoro. I capetti mi obbligano ad ascoltarli chiuso in stanze troppo calde o troppo fredde o troppo squallide per discutere di cose dementi, come del fatto che non riesco a finire i lavori assegnati a causa delle troppe riunioni. Le riunioni sovente sono lunghe discussioni che non mi toccano minimamente. In primo luogo sono tutte vergognosamente in giapponese e gia' questo non mi spinge a sforzami di seguirle. Poi riguardano argomenti di natura fiscale od organizzativa che non riguardano le mie competenze. Mi interessa assai poco delle variazioni degli accessi al sito dell'azienda o dei cambi di programma produttivi causa la neve o di qualche aumento di costo. Che ci posso fare io? Andare in giro a pubblicizzare il sito dell'azienda? Spalare la neve dalle strade? Consumare meno penne e matite? Quando i capetti hanno un problema con le loro faccende, e' inutile che me lo dicano, lo devono risolvere, sono perfino pagati per questo. Addirittura un giorno un disgraziato delle vendite riuni' tutti e dico tutti, dopo aver distribuito un piccolo test, per fare brainstorming, per aiutalo ad avere idee per le sue nuove campagne pubblicitarie. Avere idee e' il SUO lavoro, e' stato assunto per averle, non per chiederle. Per cui capirete bene che nulla mi interessa meno di questi incontri, in cui si discute di aria giapponese fritta. Mi sembra di stare in mezzo ad un branco di zombie che gareggiano a chi riesce a farsi venire prima la muffa addosso, e dove inevitabilmente vinco io per la rapida decomposizione che mi disfa le membra. Ecco perche' non posso sopportare che esista l'Allunga Strazio. Si tratta di un giapponese paffutello, dalla faccia simpatica e gioviale, probabilmente il piu' intelligente della triste banda di individui che mi circonda. Tecnicamente preparatissimo, e' capace di interventi ponderati e brillanti in diversi settori, ha perfino un gran senso dell'umorismo. Ironicamente i suoi pregi sono anche i suoi maggior difetti, perche' si applica con impegno a esporre le sue acute osservazioni proprio alle odiatissime riunioni. E' come mangiare una bella mela col verme: e' piacevole finche' non scopri che stai dividendo il pasto con un essere che e' vissuto dentro il tuo cibo per giorni senza lavarsi e usando la sua unica stanza come gabinetto. Allo stesso modo l'Allunga Strazio esplode milioni di vermi alle riunioni, proprio quando stanno per finire. Supponiamo che si discuta della solita cosa che non mi interessa, tipo come migliorare il rapporto tra l'organizzazione dei singoli e il trasporto di rettili fossili dalle miniere ai supermercati. Sbadiglio e doppio sbadiglio con colpo di sonno. Sono le 14:35, per fortuna alle 15 si deve terminare. Scattano le 14:58, le decisioni sono prese, tutti dovranno tenere un registro di quanti tappi hanno le proprie penne e consegnarlo ai paleontologi. Non serve a niente, ma sono tutti contenti. Tutti tranne l'Allunga Strazio. Anche lui ha notato l'incoerenza del provvedimento E LO VUOLE DIRE. Apre la bocca ed e' la fine: di colpo tutto e' di nuovo rimesso in discussione, tutto cambia prospettiva: i grafici vengono ribaltati, i ricavi diventano costi, le soluzioni diventano problemi, le mie belle colleghe che sembrano uscite da manga erotici diventano brutti uomini pelosi, i cani diventano gatti, le pecore diventano leoni, Tom Cruise diventa un grande attore e il Leccapiedi diventa simpatico. E la riunione continua! Un'altra ora e mezza di Agonia&Strazio ad ascoltare stupidi pagati troppo che brancolano nel buio della loro ignoranza cupa. L'Allunga Strazio continua ad illuminarli con raggi di intelligenza e loro strisciano verso l'uscita del tunnel. Ma troppo lentamente, non la raggiungono, serve loro sempre piu' tempo, e mi trattengono con loro a strisciare e ad arrancare. A terminare la riunione interviene un fattore esterno. Un collega fuori bussa alla porta, gli serve la stanza per un'altra riunione. L'Allunga Strazio non puo' piu' alimentare il suo verminoso vortice di interventi, la riunione e' conclusa, anzi e' solo sospesa e rimandata. Viene uno con una motosega e taglia via strati di muffa corallina dal mio corpo morto. Mi praticano la repirazione forzata con un compressore e finalmente riprendo vita. Mentre esco barcollando mi scopro incapace di comprendere come abbia mai potuto, una sola volta nella vita, trovare simpatica la faccia abominevole e maligna dell'Allunga Strazio. Dopo ogni riunione simile, qualcosa dentro di me e' muore per sempre, e non sono solo i mei neuroni.
Postato Venerdi 12 Marzo 2010 - 09:43
Ti avevo dato per disperso, fai più post.
P.S. Hai parlato pochissimo delle ragazze. Noi vogliamo SAPERE di più.
Pep
Nooo! Vogliamo gli avatar dei colleghi! =D
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